Tennis

Lezioni di vita al deviante Kyrgios

Nick Kyrgios è forse il giocatore con maggiore potenziale della cosiddetta (dallo sponsor, di solito) 'Next Generation' del tennis, di sicuro è l'unico capace di fare notizia anche per ragioni extrasportive e questo non è un male in un mondo dominato dal politicamente corretto e da conferenze stampa piene di 'Gioco punto dopo punto, penso soltanto alla prossima partita, parlo soltanto di tennis'. Ma non è soltanto per la notorietà del personaggio che la squalifica di due mesi inflittagli dall'ATP è clamorosa. Il punto della questione è un altro: si tratta della prima squalifica per così dire 'educativa' della storia del tennis, almeno a questo livello. Le otto settimane di stop diventeranno infatti tre se il 21enne australiano numero 14 del ranking accetterà di farsi seguire da uno psicologo per superare i suoi presunti problemi. Che poi si riducono a un problema solo: Kyrgios detesta il tennis, come molti giocatori che non lo dicono ma che non reggono le pressioni psicologiche violentissime di questo sport, e non aspetta la fine della carriera per farlo sapere. Non è certo il primo tennista a buttare via partite che dà per perse, come accaduto con Mischa Zverev a Shangai, ma è il primo che lo fa quasi come sfida: così le multe prese durante il torneo e subito dopo (circa 40.000 dollari in totale) sono state seguite da questa lezione di etica inflittagli dall'ATP che, va ricordato, non è una federazione ma il sindacato degli atleti stessi, per 'condotta contraria all’integrità del gioco'. Il ben consigliato Kyrgios si è nelle ultime ore dimostrato conciliante, ma anche nella peggiore delle ipotesi potrebbe rientrare per gli Australian Open di gennaio, quindi di fatto questa nuova squalifica è soltanto un avvertimento. Certo che a Shangai tutti sono arrivati un po' cotti, viste anche le scenate di Zverev (Alexander) e Djokovic, fra racchette spaccate e magliette strappate alla Hulk. Il caso è comunque molto interessante e non può essere in alcun modo accomunato a quelli di ordinaria maleducazione o arroganza che hanno fatto a loro modo storia, da McEnroe e Connors in avanti, fino allo stesso Kyrgios (in questa fattispecie inseriremmo le frasi volgarissime su Donna Vekic, fidanzata di Wawrinka, durante un match con lo svizzero a Montreal nel 2015). Lo stesso scarso impegno è discutibile, quando saltano i nervi la voglia di chiudere la partita non è di per sé una condotta antisportiva ma una sorta di accettazione della sconfitta. Nel mondo del tennis Kyrgios sembra un corpo estraneo, al di là della sua scarsa passione (così sbandierata da essere quasi una posa), per questo è nel mirino. Non è certo un intellettuale scomodo o un coraggioso dissidente, Kyrgios, ma soltanto uno che per il pensiero unico dello sportivo (dirigente, atleta, spettatore) è un deviante e come tale va trattato.