Tennis

L'esonero soft di Barazzutti

Il capitano di Coppa Davis e di Federation Cup incide poco, ma non pochissimo, sui risultati del campo. Questo non toglie che l'esonero (perché di questo si tratta, anche se tecnicamente si tratta di contratto non rinnovato) soft di Corrado Barazzutti dalla guida delle donne sia per il tennis italiano una notizia clamorosa. Per la statura del personaggio, unico dei quattro moschettieri della Davis 1976 ad avere un rapporto con l'attuale federtennis di Binaghi, e per le quattro vittorie in Fed Cup (2006, 2009, 2010 e 2013): figlie di un gruppo irripetibile di ragazze, ma comunque vittorie in una competizione che non è certo la più importante del tennis ma che alle italiane è servita per fare il salto di qualità nei tornei che contano. Onore quindi a Pennetta, Schiavone, Vinci ed Errani, ma anche al loro capitano che dopo 15 anni si occuperà adesso soltanto degli uomini. Stanchezza? L'ex numero 7 del mondo, semifinalista al Roland Garros e agli U.S. Open, ha adesso 63 anni, ma il ruolo di capitano è tutto tranne che logorante, tanto è vero che lui stesso aveva dato la disponibilità a guidare le donne anche in questo nuovo ciclo in cui le prospettive sono modeste pur partendo dalla serie B in cui siamo retrocessi dopo quasi 20 anni. Al posto di Barazzutti, che è uscito di scena con stile, la FIT ha nominato Tathiana Garbin, ex giocatrice ma soprattutto allenatrice nel settore giovanile azzurro: come a dire che si riparte da zero o quasi, visto che il rapporto con Camila Giorgi rimane inesistente. Realisticamente bisognerà puntare su una Errani scesa di categoria ma pur sempre 34 del mondo, rivitalizzare la Knapp (entrambe vanno per i 30, però) e far crescere al loro fianco almeno due giovani fra le tante che la Garbin conosce bene: nessun talento abbagliante, ma qualcuna che può migliorare (al di là della classifica WTA ci sembrano interessanti i margini di Jasmine Paolini). Il punto è un altro: nessuno discute l'esperienza della Garbin, ma il capitano di Fed Cup tutto è tranne che un allenatore nel quotidiano. Con la Pennetta appena ritirata, più Schiavone e Vinci sul punto di esserlo, sarebbe stata quindi senz'altro possibile una scelta di maggiore impatto emotivo anche se non va dimenticato che la Garbin ha avuto un'ottima carriera (è stata numero 22 del mondo, con tanti anni in Fed Cup e da protagonista nel doppio con varie partner) e possiede il primo requisito del capitano, cioè la credibilità. Twitter @StefanoOlivari