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L'ultimo vero Federer

Redazione

7 luglio 2016

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Molto difficilmente Roger Federer vincerà il suo ottavo Wimbledon in carriera, visto che sia Raonic in semifinale che Murray nell'eventuale finale sembrano in questo momento fisicamente più attrezzati di lui, anche se con la sua classe nulla almeno sull'erba gli è precluso. Dopo il drammatico quarto di finale con Cilic, recuperato da due set sotto e pieno di punti e palle break ad altissima tensione, la considerazione da fare su Federer è che lui da campione sul viale del tramonto e quindi 'condiviso' (effetto Connors) è ormai entrato nella dimensione di chi è più grande del suo sport. E non perché sia il più forte, non lo è più da diversi anni (rimane comunque numero 3 del pianeta, il ranking ATP non mente) e con tutti al 100% del proprio potenziale forse è stato inferiore a Djokovic e Nadal, ma perché ha saputo intercettare il pubblico generalista e trasversale come nella storia era riuscito a fare soltanto Bjorn Borg. E tutto questo al di là di considerazioni tecniche dove spesso le simpatie personali e albi d'oro con l'asterisco (fino alla fine degli anni Ottanta gli Australian Open sono stati un torneino, disertato da molti campioni, lo stesso Roland Garros ha avuto anche nell'era Open molte alcune edizioni dimezzate) possono falsare le valutazioni. È profondamente ingiusto che i punti vincenti di Cilic fossero seguiti quasi dal silenzio e quelli di Federer, anche su steccate dell'avversario, da ovazioni calcistiche, ma il divismo è questo. Un divismo da personaggio non costruito, perché del personaggio Federer non si ricordano una sola dichiarazione interessante o un atteggiamento per farsi ricordare, ma proprio per questo oggetto di devozione assoluta. Un divismo che solo in parte ha basi sportive, perché nonostante il tasto della nostalgia sempre schiacciato bisogna dire che il tennis (maschile, perché quello femminile è purtroppo popolato da robottine) di oggi è pieno di giocatori di grande spessore e di stili differenti. Parlando solo di tennis, è chiaro che questa è probabilmente l'ultima occasione che ha il trentacinquenne fuoriclasse svizzero per vincere un torneo dello Slam: con Djokovic e Wawrinka quasi eliminatisi da soli, Nadal con problemi fisici, le seconde linee rispetto ai Fab Four che rimangono seconde linee e la Next Generation rimandata all'anno prossimo, ma soprattutto l'erba che gli consente di faticare meno nei turni di servizio e lo costringe ad essere aggressivo in quelli di risposta, Wimbledon 2016 è l'ultimo appello e il pubblico l'ha capito almeno quanto lui. Che non si ritirerà mai, perché ha già annunciato che quando lascerà il circuito vero si dedicherà ad esibizioni e senior tour, ma che è arrivato all'ultimo atto del vero Federer. La storia vissuta in diretta è grande storia. twitter @StefanoOlivari

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