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Il successo di Roma e il mito del quinto Slam

Il successo di Roma e il mito del quinto Slam

Redazione

13 aprile 2016

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Fra i miti mediatici del mondo del tennis uno dei più abusati è quello del 'quinto torneo dello Slam'. In molti ambiscono ad esserlo, qualcuno asserisce anche di esserlo. Però la realtà dice che Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e U.S. Open sono ormai da un paio di decenni in un'altra dimensione, non soltanto finanziaria e mediatica ma soprattutto nella testa dei protagonisti. Una considerazione che ci è venuta in mente in occasione della presentazione dei prossimi Internazionali d'Italia, dal 2 al 15 maggio tutto compreso, un torneo che gode di salute davvero ottima e dove i tennisti vengono volentieri, con risultati finanziari in crescita. Si tratta dell'unico grande torneo italiano, va ricordato, con gli appassionati che arrivano da ogni dove e rendono quindi inadeguato il Foro Italico. Forse non tutti ricordano che negli anni Settanta quello di Roma era un torneo senz'altro più importante degli Australian Open (all'epoca sull'erba e quasi sempre disertato dai migliori, da Borg in giù) e che nel mirino aveva, non è nazionalismo osservarlo (e poi che male c'è nell'essere nazionalisti?), il Roland Garros. Il caos organizzativo della prima epoca Open, seguita alla svolta del 1968, fra WCT, Grand Prix, WTT, NTL, tornei indipendenti, aveva rimescolato le carte della tradizione e in quell'epoca si poteva davvero diventare non soltanto il quinto ma addirittura il quarto Slam. Visto che eravamo ancora nel campo delle definizioni giornalistiche e non della tradizione istituzionalizzata di oggi, con la federazione internazionale che governa i quattro tornei che contano, la Coppa Davis e i tornei giovanili, e ATP-WTA a gestire l'attività alta o medio-alta. In anni recenti Ion Tiriac con il suo torneo di Madrid ha tentato di scardinare questo sistema, ma ancora non c'è riuscito, mentre l'idea dei combined events in certi posti ha funzionato bene e in altri no: il tennis maschile ha il triplo, stando alle audience televisive e alle sponsorizzazioni, del seguito di quello femminile, con anche le presenze allo stadio a dimostrarlo. I vuoti, romani ma non solo, con le donne in campo valgono più di opinioni politicamente scorrette. Indian Wells ha buonissime carte da giocare e una ottima collocazione in calendario, ha strasuperato Miami-Key Biscayne ma nemmeno Larry Ellison lo considera dello stesso rango degli U.S. Open. Conclusione? Il torneo di Roma è uno dei migliori del mondo dopo i quattro che fanno la differenza e può diventare ancora più grande se i Giochi del 2024 diventeranno realtà. In realtà non dovrebbe essercene bisogno, vista l'enorme richiesta di biglietti: finora la via scelta è stata quella di far strapagare quei pochi disponibili fuori dai 'pacchetti' viaggio o di quelli per gli amici degli amici. Ma accontentiamoci, perché rispetto agli anni Novanta quasi tutto il sistema del tennis italiano si è ridimensionato: meno aziende di abbigliamento, essendo finite tutte in mani straniere, meno sponsor locali, essendo in gran parte l'economia ridotta a mera finzione contabile, meno tornei. Proprio pensando a questo una buona notizia è il ritorno degli Internazionali d'Italia sui canali che contano della RAI, pare Rai Due, almeno per semifinali e finali. Ci sono intere generazioni, cresciute in case senza pay-tv, che non hanno mai visto giocare Federer.

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