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Pacquiao, Fragomeni e l'eterno ritorno alla boxe

I ritorni sul ring di Manny Pacquiao e di Giacobbe Fragomeni, tanto per mettere insieme grande boxe internazionale e italiana (anche se Fragomeni è stato campione mondiale WBC nei massimi leggeri), sembrano fatti apposta per ispirare editoriali sul declino di questo sport che deve ricorrere ad anziani campioni (il filippino ha 38 anni, il milanese 47) per attirare un pubblico importante. Ma questo declino esiste soltanto nella testa degli orecchianti, visto che la boxe sta vivendo un momento organizzativo straordinario sia negli Stati Uniti sia nell'Europa che conta, dall'Inghilterra alla Germania. E nella stessa vituperata Italia, in cui da decenni i pugili migliori trovano più conveniente il dilettantismo di Stato, c'è una insospettabile vitalità nonostante l'assenza di un grande pugile di casa in cui identificarsi. Fragomeni, da professionista 33 vittorie, 5 sconfitte e 2 pareggi, tornerà a combattere proprio sabato prossimo, al Teatro della Luna di Assago (1.730 posti, di fianco al più famoso Forum), sulla distanza delle sei riprese contro l'ungherese Tamas Polster. Un po' di sana boxe classica all'interno di una riunione, organizzata da Angelo Valente, piena di combattimenti di kickboxing in stile K-1 (quindi pugni, calci e ginocchiate). Fragomeni potrebbe trovare più di qualche difficoltà, perché Polster non ha l'identikit dello sconfitto designato (ha un record positivo, 21-9-1) ed è di oltre dieci anni più giovane. La vittoria sarebbe ovviamente il modo migliore per avvicinarsi a un ultimo grande match dopo la delusione dell'ottobre 2014 nell'Europeo contro Chakhkiev. Durante la presentazione del match Fragomeni, che si è allenato duramente a Torre Annunziata con il maestro Biagio Zurlo, ha parlato di un mito come il quasi coetaneo Roy Jones, anche lui al rientro fra poco. Forse scherzava, ma un pugile bianco delle categorie più pesanti in America ha sempre mercato e quindi niente sulla carta è impossibile. Non nascondiamoci: molti italiani conoscono Fragomeni solo perché ha vinto l'Isola dei Famosi, ma non vediamo dove stia il male. Nella boxe non esistono valori assoluti, tutto è basato sul carisma dei personaggi. Carisma che non manca di sicuro a Pacquiao (59-6-2 il record), che il 23 aprile metterà in palio contro l'australiano Jeff Horn il mondiale WBO dei welter, di cui è tornato in possesso a novembre battendo Vargas. Una macchina da soldi, Pacquiao, oltretutto ancora relativamente giovane per uno sport dove le carriere non finiscono mai.