Olimpiadi

La tassa sulla vittoria di Phelps e Paltrinieri

415 a 1: questo il risultato del voto della Camera dei Deputati statunitense per quanto riguarda l'esenzione fiscale dei medagliati olimpici e paralimpici di Rio. In pratica Phelps, Biles, Durant, eccetera, non pagheranno tasse sui premi percepiti per le loro vittorie ai Giochi, in considerazione del fatto che hanno dato lustro al paese. Unico voto contrario all'annullamento della cosiddetta 'Victory Tax' (che sarebbe stata del 20%) quello di Jim Hines, democratico del Connecticut. Una esenzione un po' demagogica, visto che non soltanto le vittorie sportive restituiscono una buona immagine di un paese, come del resto è demagogico anche l'accanimento sugli atleti quando tanti sconosciuti fanno sparire soldi in mille modi. A Rio gli USA hanno vinto 121 medaglie, ricevendo dal loro comitato olimpico e dalle rispettive federazioni l'equivalente di 25.000 dollari per ogni oro, 15.000 per l'argento, e 10.000 per il bronzo. Uscendo dai grandi dibattiti etici, stiamo quindi parlando di una miseria: sia per chi ha un'attività sportiva professionistica (sono soldi che un Carmelo Anthony può lasciare di mancia) sia a maggior ragione per chi non ce l'ha e deve inventarsi una vita. Il confronto con altri paesi è imbarazzante, perché è chiaro che più il paese è piccolo (e dittatoriale), più tende a strapagare le poche medaglie guadagnate: se Katie Ledecky fosse nata Singapore invece che a Washington i suoi quattro ori in Brasile le sarebbero valsi più di 4 milioni di dollari dal comitato olimpico locale, invece dei 100.000 USA. Ma rimanendo nel mondo civile è notevole il caso dell'Italia, con il CONI che ricompensa ogni oro con 150.000 euro. C'è ovviamente il trucco, perché con l'aliquota al 42%, al Paltrinieri della situazione ne rimangono in tasca 87.000. Per completezza: agli argenti 75.000 euro lordi, ai bronzi 50.000. Al lordo delle tasse l'Italia è quindi il paese occidentale che paga di più i suoi eroi sportivi (seconda l'Australia con 112.000 euro per ogni oro, gli altri sono vicini agli standard statunitensi, con il caso particolare della Gran Bretagna che ha tutt'altro sistema di incentivi) che da noi, va ricordato, sono spesso stipendiati direttamente o indirettamente dallo Stato attraverso federazioni o corpi militari. Twitter @StefanoOlivari