Olimpiadi

L'Olimpiade azzurra: nuovi eroi, medaglie di legno e delusioni

L'Olimpiade di Rio de Janeiro 2016 ha chiuso i battenti. Per i colori azzurri è stata un'edizione molto buona dal punto di vista dei risultati, che in termini di medaglie non si sono rivelati inferiori a Londra 2012. 28 podi: Oro (8)Fabio Basile (Judo, categoria 66 kg U), Daniele Garozzo (Scherma, fioretto individuale U), Gabriele Rossetti (Tiro a volo, skeet U), Diana Bacosi (Tiro a volo, skeet D), Niccolò Campriani (Tiro a segno, carabina ad aria 10 metri e carabina 50 metri 3 posizioni U), Gregorio Paltrinieri (Nuoto, 1500 metri stile libero U), Elia Viviani (Ciclismo su pista, omnium U). Argento (12): Rossella Fiamingo (Scherma, spada individuale D), Tania Cagnotto/Francesca Dallapè (Tuffi, trampolino 3 metri sincro D), Odette Giuffrida (Judo, categoria 52 kg D), Giovanni Pellielo (Tiro a volo, trap U), Marco Innocenti (Tiro a volo, double trap U), Elisa Di Francisca (Scherma, fioretto individuale D), Chiara Cainero (Tiro a volo, skeet D), Italia [Andrea Santarelli, Marco Fichera, Enrico Garozzo, Paolo Pizzo] (Scherma, spada a squadre U), Rachele Bruni (Nuoto, 10 km D), Daniele Lupo/Paolo Nicolai (Beach volley U), Italia [Rosaria Aiello, Roberta Bianconi, Aleksandra Cotti, Tania Di Mario, Giulia Emmolo, Teresa Frassinetti, Arianna Garibotti, Giulia Gorlero, Francesca Pomeri, Federica Radicchi, Elisa Queirolo, Chiara Tabani, Laura Teani] (Pallanuoto D), Italia [Oleg Antonov, Emanuele Birarelli, Simone Buti, Massimo Colaci, Simone Giannelli, Osmany Juantorena, Filippo Lanza, Matteo Piano, Salvatore Rossini, Daniele Sottile, Luca Vettori, Ivan Zaytsev] (Pallavolo U). Bronzo (8): Gabriele Detti (Nuoto, 400 metri stile libero e 1500 metri stile libero U), Elisa Longo Borghini (Ciclismo su strada, corsa in linea D), Marco Di Costanzo/Giovanni Abagnale (Canottaggio, 2 senza U), Italia [Matteo Castaldo/Matteo Lodo/Domenico Montrone/Giuseppe Vicino] (Canottaggio, 4 senza U), Tania Cagnotto (Tuffi, trampolino 3 metri D), Italia [Matteo Aicardi, Michael Bodegas, Marco Del Lungo, Francesco Di Fulvio, Pietro Figlioli, Andrea Fondelli, Valentino Gallo, Niccolò Gitto, Alessandro Nora, Christian Presciutti, Nicholas Presciutti, Stefano Tempesti, Alessandro Velotto] (Pallanuoto U), Frank Chamizo (Lotta, libera categoria 65 kg U).

Una mira formidabile

La spedizione azzurra nel tiro a segno e tiro a volo è stata semplicemente grandiosa, conquistando il primo posto assoluto nel medagliere di specialità con 7 podi conquistati (4-3-0). Dominio schiacciante in particolar modo nello skeet, con la vittoria sia in campo maschile che femminile, in quest'ultimo caso con la splendida finale tutta italiana tra le mamme fenomenali Diana Bacosi e Chiara Cainero. Da segnalare la quarta medaglia in carriera di Giovanni Pellielo, il più anziano dell'intera squadra italiana a Rio, che non è riuscito ancora però a conquistare il metallo più prezioso. Chissà, potrebbe riprovarci ancora a Tokyo. Tutti in piedi per Niccolò Campriani: l'olimpionico di Londra 2012 ha fatto sue 2 delle 3 medaglie d'oro del programma maschile di carabina, mettendosi al collo quella della 50 metri 3 posizioni con una sensazionale rimonta all'ultimo sparo sul russo Kamenskyi. Mai come nel suo caso si può parlare di "Cecchino d'Oro".

Tania chiude in bellezza

  I tuffi hanno regalato finalmente quelle medaglie che l'Italia aveva accantonato ormai dai tempi di Klaus Dibiasi e Giorgio Cagnotto. Proprio la figlia di quest'ultimo, Tania, è riuscita a riscattare l'amarezza di Londra 2012 addirittura con due medaglie che nobilitano gli ultimi tuffi di una carriera straordinaria. Una lotta quasi impari contro le inarrivabili cinesi Shi Tingmao e Wu Minxia per l'argento con Francesca Dallapè nel trampolino 3 metri sincro e poi nell'individuale ancora dietro la Wu ed He Zi. Tania Cagnotto aveva già deciso che avrebbe chiuso dopo Rio: l'Europa dei tuffi avrà ancora più difficoltà a reggere il confronto col resto del Mondo, senza di lei.

Rio agrodolce per gli sport acquatici

  Oltre le ragazze dei tuffi, merita un grande applauso il canottaggio, che a parte l'Otto è sempre arrivato in fondo con tutti gli equipaggi maschili (4 finali A e una B) portando a casa 2 bronzi (2 senza e 4 senza). In bocca al lupo alle ragazze per maggiori soddisfazioni sull'acqua di Tokyo. Capitolo nuoto. Il ruolo di portabandiera non ha portato bene a Federica Pellegrini, fuori dal podio nei suoi 200 stile libero ed in staffetta, durante quella che dovrebbe essere stata la sua ultima Olimpiade. L'unica azzurra sul podio è stata Rachele Bruni nella 10 km, mentre la controparte maschile ha messo in luce i formidabili amici dello stile libero Gregorio Paltrinieri (stupendo dominatore dei 1500) e Gabriele Detti, tornato a casa dal Brasile con ben 2 bronzi al collo. Edizione soddisfacente per la pallanuoto: argento delle ragazze capitanate da Tania Di Mario (olimpionica ad Atene) e bronzo per la squadra maschile, con il tecnico Sandro Campagna che ha cullato a lungo il sogno di bissare l'oro 1992 vinto da giocatore.

Giovani campioni: il futuro è loro

  Lo sport azzurro di vertice ha piacevolmente scoperto a Rio de Janeiro nuovi eroi. Come Fabio Basile, 21enne judoka torinese, capace di accaparrarsi l'oro nei 66 kg con una grinta ed una sicurezza micidiali. Appena 21 anni, proprio come Gabriele Rossetti, vincitore dello skeet nel già elogiato tiro a volo. Figlio di Bruno, bronzo a Barcellona '92 nella stessa specialità, ha meravigliato per la grande freddezza alla prima esperienza a 5 cerchi. Dall'universo femminile ecco un bellissimo mix di bravura, costanza e spirito di sacrificio: Rossella Fiamingo (argento nella spada), Odette Giuffrida (argento nel judo 52 kg.) ed Elisa Longo Borghini (ciclismo su strada), bronzo nella prova in linea ed ottima quinta a cronometro.

Storie bellissime

Due fratelli ritornati dal Brasile con due medaglie: è la storia di Daniele ed Enrico Garozzo. Fiorettista il primo, spadista il secondo. Per Daniele è arrivato un bellissimo oro individuale, unico primo posto conquistato a Rio dalla scherma azzurra, mentre Enrico ha contribuito all'argento nella prova a squadre con Pizzo, Fichera e Santarelli. Proprio Paolo Pizzo ha finalmente conquistato la medaglia olimpica tanto attesa, 20 anni dopo l'allontanamento forzato dallo sport per un tumore. Grandi ritorni ed altrettanto grandi soddisfazioni per Daniele Lupo ed Elisa Queirolo. Il giocatore di beach volley, storico argento con Paolo Nicolai, ha sconfitto un tumore osseo diagnosticatogli nel 2015. È stato lui il portabandiera dell'Italia nella cerimonia di chiusura. Per la Queirolo c'era stato il concreto rischio di saltare l'Olimpiade: un distacco di retina all'occhio destro a maggio l'aveva costretta ad un'operazione chirurgica tra mille paure e preoccupazioni. Per fortuna, c'è anche la sua firma sull'argento di Rio, con 5 reti nel torneo. Da dove è ritornato con una medaglia al collo anche Frank Chamizo. Cresciuto a Cuba dalla nonna tra tante difficoltà, con i genitori separati, lasciò la lotta dopo una squalifica della federazione: prima dei Giochi Panamericani fallì la prova del peso per 300 grammi di troppo e dovette dire addio a Londra 2012. Una botta che lo spinse a chiudere con l'agonismo. Poi l'incontro con la moglie (da cui si è separato), l'arrivo in Italia e la nuova cittadinanza. Con i colori azzurri Frank ha conquistato il titolo europeo, mondiale ed ora la medaglia di bronzo olimpica nella lotta libera 65 kg. Una delusione per lui, perché puntava apertamente al metallo più pregiato. Ti aspettiamo alla prossima, ragazzo.

La collezione di legno

Un risultato amaro, odiato da tutti gli atleti perché sinonimo immediato di fallimento. Il 4° posto è il primo escluso dalla zona medaglie e per questo portatore di grande delusione. L'Italia ha fatto una discreta scorta di cosiddette medaglie di legno, ben 10: con un pizzico di buona sorte e bravura in più, il medagliere azzurro sarebbe stato forse ancora più luccicante. Ecco la collezione "lignea" completa: Antonella Palmisano (Atletica, marcia 20 km D), Romano Battisti/Francesco Fossi (Canottaggio, Due di coppia U), Martino Goretti/Livio La Padula/Stefano Oppo/Pietro Ruta (Canottaggio, 4 senza pesi leggeri U), Vanessa Ferrari (Ginnastica artistica, corpo libero D), Martina Centofanti/Sofia Lodi/Alessia Maurelli/Marta Pagnini/Camilla Patriarca (Ginnastica ritmica, concorso a squadre D), Federica Pellegrini (Nuoto, 200 stile libero D), Giorgio Avola/Andrea Baldini/Andrea Cassarà/Daniele Garozzo (Scherma, fioretto a squadre U), Rossella Gregorio/Loreta Gulotta/Irene Vecchi/Ilaria Bianco (Scherma, sciabola a squadre D), Petra Zublasing (Tiro a segno, carabina 50 metri 3 posizioni), Lucilla Boari/Claudia Mandia/Guendalina Sartori (Tiro con l'arco, prova a squadre D).

Delusioni e malasorte

Risultati precedenti, glorie recenti ed entusiasmo non hanno mai garantito una medaglia o comunque una grande prestazione. Da questa considerazione si può partire per parlare delle aspettative deluse da alcuni atleti azzurri di punta. Il pugile massimo 34enne Clemente Russo, reduce da due argenti, cercava il coronamento della carriera all'ultima chance olimpica: vittorioso ai sedicesimi, ha ceduto agli ottavi al russo Tischenko. Il miglior risultato della boxe a Rio, che inquadra il fallimento della spedizione. Un buco nell'acqua anche per Arianna Errigo, che arrivava ai Giochi da numero uno del ranking mondiale nel fioretto rosa e vogliosa di migliorare l'argento di Londra. Anche per lei uscita agli ottavi contro la canadese Harvey. La rovinosa caduta di Vincenzo Nibali quando era in testa nella prova in linea di ciclismo a 11 chilometri dal traguardo, ha fatto male soprattutto a lui - clavicola fratturata ed enorme amarezza - ma di riflesso a tutti gli italiani incollati alla tv che facevano il tifo per lui e lo stavano spingendo idealmente verso il podio. Un obiettivo che sembrava alla portata di Alessia Trost, quinta nella gara di salto in alto orfana delle russe Chicherova (oro a Londra) e Kuchina (iridata in carica). La maledizione della pallavolo maschile continua: un grande torneo e la bella vittoria al tie-break contro gli USA in semifinale sembravano far presagire il raggiungimento dell'agognato oro già sfuggito nel 1996 e nel 2004. È stato confermato il detto "Non c'è due senza tre". I 10mila del Maracanãzinho hanno sospinto i beniamini verdeoro, in cima all'olimpo per la terza volta. Grazie, azzurri. Appuntamento a Tokyo 2020. Fabio Ornano @fabio_ornano