Olimpiadi

Rio 2016, Errani e Vinci per sperare

Dopo Roger Federer e Belinda Bencic, adesso anche Stan Wawrinka. In pochi giorni la Svizzera ha perso quasi tutte le sue potenziali medaglie (la Bencic era un outsider di lusso, i due uomini medaglie sicure forse anche in singolare) ai Giochi di Rio, ma soprattutto i tornei di tennis sono molto più poveri: da non dimenticare che Martina Hingis, rimasta senza partner, perderà anche lei una medaglia nel doppio misto che sembrava già al collo. Inutile ripetere la litania sulle assenze più o meno giustificate da infortuni, stanchezza, programmazione, Zika, eccetera. Allo stato attuale nel torneo maschile mancano cinque dei migliori dieci, ma se la finale sarà Djokovic-Murray e Nadal di purò orgoglio farà strada nessuno fra qualche anno si ricorderà di chi non c'era. Questo non toglie che con almeno 20 assenze fra i primi 50 il problema non stia tanto ai piani alti, dove le medaglie andranno comunque a campioni, ma a quelli bassi dove fra wild card e gente entrata all'ultimo momento a causa di rinunce (il nostro Thomas Fabbiano, fra gli altri) si rischiano partite che potremmo benissimo vedere in un challenger. Tutt'altro discorso per le donne, dove l'unica assenza volontaria di grande impatto è quella di Simona Halep, con un tabellone (non ancora sorteggiato, mentre scriviamo queste righe) che sarà paragonabile a quello di un torneo dello Slam. Restringendo il discorso all'Italia, nel tabellone del singolare maschile avremo Fognini, Lorenzi, Seppi e Fabbiano, in quello del femminile Vinci, Errani e Knapp, nel doppio maschile quel Fognini-Seppi che Barazzutti avrebbe dovuto schierare a Pesaro, in quello femminile Vinci-Errani. Va ricordato che all'Olympic Tennis Center di Barra non si gioca sulla terra battuta, come forse qualcuno in Brasile si sarebbe aspettato, ma sul DecoTurf che altro non è che il tipo di cemento usato agli US Open e in altri tornei soprattutto nordamericani (agli Australian Open quello che noi chiamomo genericamente 'cemento' è invece il plexicushion). Quindi pochissime chance per i nostri uomini, mentre fra le donne il cammino di Roberta Vinci, meno di un anno fa finalista a Flushing Meadows con la Pennetta (sembra di parlare di un'altra epoca), dipenderà molto dal tabellone. Il tema è sempre lo stesso: con Serena Williams tirata a lucido, come sembra che sia, si gioca per l'argento. L'Italia può sognare soltanto nel doppio femminile, con quella che fino a due anni fa era la coppia più forte del mondo o giù di lì: difficile che una simile magia si riformi schiacciando un tasto, con la 'reunion' artificiale fortemente voluta da Malagò (e a Montreal si sono notati tutti i problemi), ma sulla carta Vinci ed Errani non partono battute contro nessuno. twitter @StefanoOlivari