Pagine Olimpiche: il dissenso silenzioso di Vera

Pagine Olimpiche: il dissenso silenzioso di Vera

Pubblicato il 27 luglio 2016, 22:57

Si può contestare un regime anche in silenzio, compiendo gesti semplici senza usare violenza o armi. Vera Caslavska, una delle più grandi ginnaste di tutti i tempi, volle esprimere così il suo dissenso per ciò che stava accadendo nel proprio Paese in quel 1968. Una rivolta elegante ma inequivocabile, che le costò cara. Vera Caslavska nasce a Praga (Cecoslovacchia) il 3 maggio 1942. Una ginnasta di grande eleganza e bravura, capace di primeggiare a 360 gradi. Conquista la sua prima medaglia internazionale nel 1958, con l'argento nel concorso iridato a squadre. Il primo passo per stabilirsi ai vertici. Dieci anni più tardi, nel 1968, Vera vanta ben 28 medaglie per la Cecoslovacchia tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei: un'icona armoniosa e carica di femminilità. Non per niente sarà poi considerata l'ultima "vera" donna di questo sport, prima dell'avvento delle cosiddette ginnaste bambine, da Olga Korbut in poi. Ai Giochi di Città del Messico dimostra a tutto il mondo la sua grandezza, vincendo 4 ori (parallele, volteggio, corpo libero e all-around) e 2 argenti (trave e concorso a squadre). Ma come è risaputo, il 1968 è un anno particolare un po'ovunque: in Cecoslovacchia avviene l'occupazione sovietica, contrastata dal movimento per la democrazia che ha ricevuto l'appoggio anche di Vera. E quando in occasione dei suoi secondi posti vincono i colori dell'URSS, la Caslavska manifesta il disprezzo sulle note dell'inno rivale, abbassando e reclinando il capo. Come a volersi dissociare dalla situazione che stava subendo, anche per qualche punteggio poco trasparente. Il rifiuto di un ulteriore sopruso. Vera diventa un'eroina in patria, per aver avuto grande coraggio. Ma questa ribellione silenziosa non viene digerita dal regime. Arrivano le purghe, che non risparmiano neppure chi ha conquistato più medaglie olimpiche nella ginnastica, sia a livello femminile che maschile. A Vera viene tolto il passaporto, deve abbandonare non solo lo sport ma anche qualsiasi prospettiva lavorativa. Una persona non gradita. Per tanti anni. Fortunatamente, quando negli anni Ottanta la democrazia ritorna a fiorire, anche lei può ricominciare a vivere con dignità. Arrivano importanti cariche istituzionali e sportive, ma la vita non le risparmia anche terribili dolori nel privato. Oggi Vera Caslavska è ritornata nella sua Praga, lontano da quei riflettori che ne hanno accompagnato il successo e la caduta. Nessuno come lei è riuscito finora a vincere l'oro olimpico individuale in tutte le specialità della ginnastica. Fabio Ornano @fabio_ornano

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