Atletica

Usain Bolt e il ritiro al momento giusto

Speriamo che l'anno prossimo Usain Bolt provi a diventare un giocatore del suo Manchester United, o al limite torni al cricket, ma che non ceda alla tentazione di mettersi ad inseguire un ex dopato come Justin Gatlin. Che lo ha battuto, così come Christian Coleman, nella finale dei 100 metri ai Mondiali di Londra, ma agli occhi degli appassionati di atletica (non di quelli che contano le medaglie, anche di keniani acquistati dal Bahrein) non ha certo guadagnato considerazione. Ma al di là delle opinioni, questo Bolt che lascia l'atletica può essere analizzato sotto vari punti di vista oggettivi. Quello che ci fa più impressione riguarda la sua storia per così dire giudiziaria, paragonata a quella degli altri grandi. Prendiamo i primi sei di tutti i tempi nei 100 metri: Bolt con il suo 9''58 di record mondiale ai Mondiali di Berlino 2009, Tyson Gay 9''69 (2009, ma non ai Mondiali), Yohan Blake 9''69, (2012), Asafa Powell 9''72 (2007), Gatlin 9''75 (2015), Nesta Carter 9''78 (2010). Ecco, dei primi sei all time Bolt è l'unico a non essere mai stato squalificato per doping, oltre ad essere quello che meno è muscolarmente cambiato dai suoi esordi al fine carriera. Mai mettere le mani sul fuoco per nessuno, nell'atletica come negli altri sport, però è doveroso ricordare le parole del professor Vittori, il leggendario maestro della velocità italiana: "In tante specialità il doping va cercato, nella velocità si vede". È soprattutto per questa sua integrità, pur muovendosi nel contesto di uno stato sportivamente canaglia come la Giamaica, che Bolt ci mancherà. L'atletica perde un fuoriclasse in cui credere, ma è meglio così: un finale di carriera da vecchietto pompato, in mezzo alla retorica del non mollare mai, rovinerebbe la favola.