Atletica

Addio alla 50 chilometri di marcia

La prossima settimana la federazione internazionale di atletica potrebbe abolire la 50 chilometri di marcia, chiudendo così una lunga storia partita ai Giochi di Los Angeles 1932 ed arrivata, fra doping e squalifiche chirurgiche, fino ai giorni nostri. Il Consiglio della IAAF sembra orientato ad abolire la 50 e anche la 20, in favore di una gara sola sulla distanza della mezza maratona (21,097 chilometri), quindi di fatto una 20 allungata. Quanto alle donne, anche per loro gara unica, come adesso ma su questa nuova distanza della mezza maratona. Non è che le vecchie 20 e 50 scomparirebbero, anzi rimarranno a livello di Coppa del Mondo, ma di sicuro non le vedremmo più a Mondiali e Giochi Olimpici. Un'operazione contestata ovviamente dagli atleti di vertice e da quelli immediatamente dietro, con l'australiano Tallent e lo slovacco Toth (i due ultimi ori olimpici sulla distanza) a guidare la protesta. Un'operazione chiaramente di facciata. A parte l'idea cervellotica di trasformare la 20 in una mezza maratona, che potrebbe essere giustificata solo dall'autoironia (visto che nessuno marcia alla lettera del regolamento), non si capisce perché doping e gestione politica delle squalifiche dovrebbero ridursi con la modifica del chilometraggio delle gare. Il discorso della appetibilità televisiva, molto caro a Coe, è marginale visto che la marcia comunque non la guarderebbe quasi nessuno, anche se durasse 300 metri. Insomma, soltanto un segnale che la marcia è cambiata e diventata più 'moderna', qualsiasi cosa voglia dire moderna. La fine della marcia, a prescindere dalla distanza, è purtroppo nei fatti, e darà un dispiacere soltanto alle poche nazioni dove si pratica ad alto livello. Fra questi l'Italia, che nella 50 vanta tre ori olimpici: Pino Dordoni a Helsinki 1952, Abdon Pamich a Tokyo 1964 e Alex Schwazer a Pechino 2008. Quando la squalifica dell'altoatesino sarà scaduta, nel 2024, è probabile non esisterà più la sua gara. E forse nemmeno la sua disciplina.