Atletica

Donato il più giovane di tutti

Il clamoroso argento di Fabrizio Donato ai Campionati Europei Indoor di Belgrado saltanti 17 metri e 13 centimetri non salva il bilancio azzurro nella manifestazione, il peggiore negli ultimi trent'anni, ma aggiunge grandezza alla carriera di un campione che con qualche infortunio in meno avrebbe la bacheca piena di medaglie olimpiche e mondiali. Non è la storia fatta con i 'se', lo dicono i numeri: visto che il 7 giugno del 2000, quando aveva 24 anni, da pochi metri di distanza lo vedemmo saltare 17 metri e 60 nella più bella gara italiana di salto triplo di sempre (merito anche di Paolo Camossi). Da lì in poi la storia agonistica di Donato, lunga cinque Giochi Olimpici, è stata ostacolata dai soliti infortuni dei triplisti ma anche da qualcosa in più: per questo a 40 anni e mezzo (atleta più vecchio della manifestazione, ovviamente) l'atleta laziale ha dietro le spalle 'soltanto' un oro europeo all'aperto (Helsinki 2012), uno indoor (Torino 2009) oltre all'argento di Belgrado e a quello di Parigi 2011, più lo splendente bronzo olimpico di Londra e un numero significativo di medaglie di legno. Dal 2012 non andava oltre i 17 metri e adesso la testa è ai Mondiali di Londra... Speriamo davvero che la sua carriera possa essere replicata da un altro supertalento massacrato dagli infortuni, come Daniele Greco. Ma a parte i complimenti per Donato, che al ruolo di atleta somma adesso anche quello di allenatore (di Andrew Howe, soprattutto, con buoni segnali anche se agli Euroindoor questi segnali non si sono visti), bisogna anche registrare il nulla quasi totale del resto, in una Nazionale già di suo intristita per le assenze di Tamberi e della Trost. Da salvare le ragazze della 4 per 400, con il talento della Folorunso ad accendere speranze per il futuro (incredibile la scelta di non schierarla nella gara individuale), la Viola al personale nei 3.000, Bouih, Razine, Crippa e la freschezza di Randazzo nel lungo. Difficile parlare di delusione per il resto, visto che nessuno si era fatto illusioni anche se la velocità poteva andare molto meglio. C'era qualche speranza in Silvano Chesani, che però non ha ripetuto il colpo di due anni fa (argento) pur saltano lo stesso 2,27 del bronzo, ma non è il caso di fare processi visto che i problemi sono strutturali. La scelta di riproporre come commissario tecnico Elio Locatelli, in tutto e per tutto uomo degli anni Ottanta, invece di lanciare al cento per cento Stefano Baldini, non si è rivelata geniale e del resto è stata fatta da chi ha portato l'atletica italiana in questa situazione. I talenti su cui lavorare non mancano, al di là della retorica sull'atletica nelle scuole (se c'è uno sport che si fa nelle scuole italiane questo è proprio l'atletica, il problema è quando si arriva ai 18 anni), e la formula magica per vincere medaglie internazionali non esiste ma di sicuro esiste quella per perderle: cambiare programmi e filosofia (dai miniteam al centralismo e ritorno) ad ogni stagione, con troppi atleti baby-pensionati di Stato. Donato e la sua fame sono eccezioni.