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La Semenya e le altre

Redazione

23 agosto 2016

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Caster Semenya non ha colpe, ma non le hanno nemmeno le donne che negli 800 metri arrivano dietro di lei avendo livelli femminili di testosterone. Qualsiasi cosa decida la IAAF dopo i famosi 'studi' commissionati da Coe sarà una decisione sbagliata e 'contro' qualcuno. Fosse poi soltanto lei il problema... La finale olimpica di Rio, con l'oro della sudafricana, l'argento della Nyonsaba e il bronzo della Wambui, ha mostrato in maniera tremenda l'equivoco di fondo riguardante gli sport femminili di prestazione: per dirla brutalmente, per andare oltre un certo livello occorre essere quasi uomini. L'analisi della finale è molto interessante, perché negli 800 molto il cosiddetto negative split (seconda metà di gara più veloce della prima) è molto più raro che in altre gare di mezzofondo, in quanto nei primi 200 metri bisogna andare a tutta per conquistare una buona posizione alla corda. La Semenya è stata l'unica delle 8 finaliste a far registrare un negative split (57''7 il primo giro, 57''60 il secondo), ma soprattutto ha dato la netta impressione di trattenersi, come se non volesse battere l'ormai 33enne record di Jarmila Kratochvilova (all'epoca toccata dagli stessi discorsi, peraltro basati su illazioni e non su dati scientifici come nel caso della campionessa olimpica)Gli esperti considerano quasi incredibile che la Semenya abbia corso gli ultimi 200 metri quasi allo stesso passo dei primi 200, in ogni caso 1''4 più veloce della Nyonsaba e 1''5 più veloce della Wambui, distacchi a questo livello clamorosi. Per non dire dei 3''7, ci riferiamo solo degli ultimi 200 metri, inflitti alla Arzamasova che non era una passante ma una delle migliori ottocentiste europee e grande talento naturale (sua madre fu campionessa europea dei 1500 a Stoccarda, nel 1986). A parlare di questi temi si rischia di essere comunque offensivi, ma offese sono anche quelle ragazze che devono partecipare a una gara truccata non dalla disonestà (almeno nel caso della Semenya) ma dalla natura. Twitter @StefanoOlivari

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