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L'entusiasmo per Tortu e il ricordo di Pavoni

Dopo Gianmarco Tamberi un’altra luce ha illuminato l’atletica italiana 2016, mettendo in secondo piano le sceneggiature di redenzione per ex dopati e le campagne acquisti di passaporti nel terzo mondo. È la luce di Filippo Tortu, quasi diciottenne (raggiungerà la maggiore età fra tre settimane) brianzolo che nei 100 metri è diventato primatista italiano juniores con un bellissimo 10’’24, superando quindi il memorabile 10’’25 di Pierfrancesco Pavoni agli Europei del 1982. Diciamo memorabile perché quel tempo valse a Pavoni, talento non totalmente espresso, la medaglia d’argento dietro al 10''21 del tedesco est Emmelmann in una manifestazione assoluta, mentre il tempo di Tortu è arrivato in un meeeting non certo di primo piano come quello di Savona, in cui un’altra prestazione notevole è arrivata da Marcell Jacobs: 10’’23 e quindi la vittoria su Tortu. Meeting nobilitato anche dal 20''50 olimpico di Davide Manenti nei 200. Pavoni ad Atene aveva 19 anni e mezzo ed era quindi ai limiti della categoria, mentre Tortu ha davanti a sé ancora molti mesi per crescere e fare meglio: un anno e mezzo a questa età è diverso da un anno quando si è sulla quarantina, banale ma doveroso ricordarlo. L’exploit di Tortu non è però giunto inatteso, perché da allievo aveva l'anno scorso superato un altro record storico (il 10''49 di Giovanni Grazioli) e solo qualche infortunio, unito al riposo consigliatogli dal padre allenatore per non compromettere il futuro, ha rimandato l’ottenimento di un tempo che, va detto senza mezzi termini, lo impone come minimo nel quartetto che dovrà conquistarsi la qualificazione per Rio. Sempre che non prevalga l’ideologia perversa e molto italiana di non ‘bruciare’ i giovani, tenendoli lontani dalle grandi competizioni anche quando avrebbero i minimi cronometrici per parteciparvi (mentre con i viaggi di dirigenti sessantenni non si va al risparmio). Altro discorso la gara individuale, dove per Rio occorre il minimo (10’’16), ma anche dove con 10’’24 si possono sognare le semifinali (a Londra 2012 l'ultimo entrato fece 10''23). Mettendo tutto in prospettiva e pensando ai più realistici Mondiali juniores di Bydgoszcz, dal 19 al 24 luglio 2016 prossimi, Tortu è al momento il migliore europeo ma in Polonia troverà gente che sta andando più forte di lui. Un campione in una specialità da copertina, come sono il salto in alto ma ancora di più i 100 metri, in termini di entusiasmo e possibilità di reclutamento (oggi come 50 anni fa merito di volenterosi professori di scuola media o liceo, che poi indirizzano i ragazzi in una società fino a quando si rompono o entrano in un gruppo militare) potrebbe rimediare a decenni di errori ed omissioni. Aspettiamo a gridare al miracolo, però il potenziale c’è e la struttura fisica di Tortu fa venire certe idee anche per i 200. Il ricordo di Pavoni non è soltanto una fissazione storica, perché Pavoni diede il meglio nei suoi primi anni di carriera prima di declinare precocemente, tormentato da infortuni e disorientato dall’ammirazione, mal riposta, per Ben Johnson. Argento nella 4 per 100 dei Mondiali 1983, insieme a Tilli, Simionato e Mennea e finalista sia nei 100 che nei 200 ai Mondiali di Roma di 4 anni dopo, Pavoni è stato il grande rimpianto del professor Vittori, che a dire il vero lo considerava un quattrocentista. Tortu è invece alle prime pagine della sua storia, magari il finale sarà diverso e migliore. Fa ben sperare il fatto che abbia l'aspetto fisico di un diciottenne, indicatore di pulizia e di margini di miglioramento.