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Italia, la Coppa Davis di Sinner© Getty Images for ITF

Italia, la Coppa Davis di Sinner

L'Italia ha vinto a Malaga il trofeo a squadre più importante del tennis per la seconda volta nella sua storia, grazie soprattutto all'impresa di Sinner in semifinale contro Djokovic. Una nazionale che può davvero aprire un ciclo...

Stefano Olivari

26 novembre

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L’Italia ha conquistato la seconda Coppa Davis della sua storia, battendo l’Australia nella finale di Malaga, 47 anni dopo quella ormai leggendaria vinta nel 1976 in Cile da Panatta-Barazzutti-Bertolucci-Zugarelli con Pietrangeli capitano. La vera impresa pazzesca della squadra di Volandri era stata quella di eliminare la Serbia sabato in semifinale grazie alla vittoria di Sinner su Djokovic e a quella del doppio, ma questo non toglie che la finale fosse difficilissima, anche perché giocata da favoriti. E il punto decisivo è stato il primo, quello di Arnaldi su Popyrin: lottato, annullando nel terzo set palle break che potevano significare la fine del sogno, e sfruttando le pause di un avversario in alcuni (ma solo in alcuni, diversamente non sarebbe numero 40 ATP, mentre Arnaldi è il 44) momenti apparso ingiocabile. Poi al Sinner attuale anche dopo un sabato massacrante è bastato mettere il pilota automatico contro De Minaur, non uno preso per strada da Hewitt ma il numero 12 del mondo, per quanto già battuto 5 volte su 5, per dare all’Italia il massimo trofeo mondiale a squadre del tennis.

Una Coppa Davis svalutata rispetto ai tempi di Panatta e ancora più rispetto a quelli di Pietrangeli, con tante defezioni ma anche con un dato di fatto: quando i grandi rispondono alla convocazione lo fanno sul serio, per vincere. Era così per Federer e Nadal, è così con Djokovic. Ed è così con Sinner, numero 4 del mondo quasi linciato mediaticamente dopo il turno di riposo che si era preso a Bologna, che a Malaga si è presentato sull’onda lunga delle ATP Finals di Torino e di quell'entusiasmo. A Bologna i trascinatori erano stati Arnaldi e Sonego, a Malaga è stato ovviamente Sinner, che però dietro ha una squadra in grado sempre di schierare un secondo singolarista credibile. Senza dimenticare un Musetti ai minimi termini fisicamente e psicologicamente, errore di Volandri averlo rischiato contro Kecmanovic, e Berrettini a bordocampo soltanto come tifoso: l’Italia al completo e al massimo sarebbe ben più forte di quella del 1976, che poi proseguiì il ciclo con tre finali nel 1977, 1979 e 1980.

Un’Italia che avrebbe potuto vincere già l’anno scorso, se Volandri non avesse ‘investito’ su Berrettini come doppista insieme a Fognini contro il Canada in semifinale, al posto di Bolelli. A proposito: in uno dei giorni più belli nella storia del tennis italiano Fognini ha vinto il challenger di Valencia battendo in finale Bautista Agut, ma è chiaro che avrebbe dato una gamba per essere a Malaga, dopo essere stato in nazionale, e quasi sempre da protagonista, dal 2008 al 2022. Quella di oggi non è più da 4 anni la Davis lacrime e sangue su tre giornate, con pubblico calcistico, che Fognini ha ben conosciuto, e ovviamente non ha il valore della vittoria in uno Slam, ma rimarrà nella memoria ed ha un grande peso specifico oltre che una grande importanza per la diffusione del tennis. Considerando i 22 anni di Sinner e Arnaldi, i 21 di Musetti, e che Sonego e speriamo Berrettini hanno ancora molto da dare si può dire, nemmeno tanto sottovoce, che questo successo non rimarrà isolato. L'Italia ha vinto la Davis e si emoziona, pur senza una retorica nazionalistica che con il tennis c'entra poco, sia chi nel 1976 andava alle elementari sia chi è più giovane di Sinner.

stefano@indiscreto.net

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