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Il ritiro di Federer© Getty Images

Il ritiro di Federer

Il fuoriclasse svizzero ha annunciato il suo addio al tennis giocato, a 41 anni e dopo 20 tornei dello Slam vinti. Ma al di là delle statistiche lui come icona mondiale rimarrà insuperabile...

Stefano Olivari

15 settembre 2022

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Roger Federer ha annunciato il suo ritiro dal tennis giocato, dopo la Laver Cup di settimana prossima in cui è coinvolto anche come organizzatore. Probabile che lo si veda ancora in campo in qualche esibizione, ma si può dire che il vero Federer sia finito il 14 luglio di 3 anni fa, in quella finale persa (a 38 anni...) contro Djokovic dopo essere stato ad un niente dal vincerla. Da lì in poi gli infortuni e le operazioni chirurgiche, prima ancora della pandemia, hanno tolto la gioia di vedere lo svizzero in campo in condizioni accettabili. E così, con tutto il rispetto per la Laver Cup che Federer giocherà (forse) nel Team Europe capitanato da Bjorn Borg, l'ultima vera partita del fuoriclasse rimarrà il quarto di finale di Wimbledon 2021 perso contro Hurkacz. E l'ultima vera vittoria quella con Lorenzo Sonego... Assurdo ridurre Federer a tutto ciò che ha vinto: 6 Australian Open, un Roland Garros, 8 Wimbledon e 5 US Open, solo per citare le cose principali, di cui nel cuore di Federer fa parte anche l'oro olimpico di Pechino 2008 in coppia con Wawrinka. Nadal ha vinto 22 tornei dello Slam e Djokovic 21: sono tutt'altro che finiti e magari qualcuno che statisticamente sarà al livello dei tre fenomeni verrà fuori, anzi magari è già venuto fuori visto che Carlos Alcaraz avrà davanti un decennio buono di carriera senza di loro. Ma Federer non è stato soltanto le sue vittorie, Federer è stato un'icona di stile: il tennis dei gesti bianchi, quello che peraltro nessuno dei viventi ha mai visto, giocato con le racchette, i campi, le palline, le velocità, i ritmi, i soldi e le pressioni del terzo millennio. Possibile vincere quanto Federer, impossibile farlo 'come' Federer a meno di tornare alla racchette di legno (e ci sarebbe da ridere, per molti top 20). Inevitabile per gli appassionati e aper il pubblico generalista chiedersi se sia stato il migliore di tutti i tempi, il mitico GOAT, e la risposta è altrettanto scontata: non lo sappiamo. Fare confronti con il tennis prima del 1968, cioè dell'inizio dell'era Open, è impossibile perché sistematicamente nei grandi tornei mancavano i 7-8 più bravi, confinati in un professionismo che visto con gli occhi di oggi era di Serie B. Ma per altri 20 anni il circuito sarebbe stato ben diverso da quello di oggi: i grandi andavano in Australia malvolentieri (Borg una sola volta, a 17 anni), la terra battuta era davvero un altro mondo, non un'altra superficie, le frequenti esibizioni quasi circensi costringevano i migliori ad un'attività folle che ne accorciava le carriere: non è fantatennis affermare che un McEnroe gestito con i criteri di oggi avrebbe vinto il suo ultimo Slam a 30 anni, non a 25. Detto questo, la superiorità di Federer è strettamente legata a quella di Nadal e Djokovic: ognuno ha tolto molte vittorie agli altri due, tutti hanno distrutto le carriere di una decina di ottimi giocatori e limitato quelle di grandi come Murray e Wawrinka. Federer fa parte di questa santissima ma anche per certi versi maledetta trinità del tennis, di cui si parlerà per sempre. Ma lui al resto del mondo mancherà più di Nadal e Djokovic.

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