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Il presente di Djokovic, il futuro di Berrettini© Getty Images

Il presente di Djokovic, il futuro di Berrettini

Il fuoriclasse serbo ha vinto il suo sesto Wimbledon battendo in finale il campione italiano in quattro set, tenendo vivo il sogno del Grande Slam. E il suo avversario esce ingigantito...

Stefano Olivari

11 luglio

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Novak Djokovic ha vinto il suo sesto Wimbledon, Matteo Berrettini ha dato l’impressione che uno dei prossimi sarà suo. Non questo, però, che il fuoriclasse serbo ha vinto nella maniera preferita, reagendo ad uno svantaggio e ad un avversario forte che ha giocato quasi al massimo. 6-7 6-4 6-4 6-3 il punteggio per un Djokovic che con 20 tornei dello Slam vinti eguaglia Federer e Nadal, lo svizzero quasi ritirato e lo spagnolo a 35 anni sceso un po’ di cilindrata. Un Djokovic che a 34 anni di età soprattutto tiene vivo il sogno del Grande Slam, 52 anni dopo quello di Rod Laver, l’unico mai realizzato nell’era Open. Certo deve ancora vincere a Flushing Meadows, ma l’impresa non è per lui impossibile.

Che Berrettini non sia sceso in campo appagato, per fare la vittima sacrificale sull’altare del Grande Slam di Djokovic, si capisce già nel primo set. Dove il serbo prende un break di vantaggio, andando sul 3-1, ma soprattutto inizia quasi subito a rispondere con continuità al servizio dell’italiano. Invece di cancellare il set dalla testa e concentrarsi sul secondo, come spesso accade sull’erba, Berrettini invece lotta con le unghie e con i denti per evitare il secondo break, poi strappa il servizio a Djokovic e lo trascina in un tie break che stranamente il serbo non gioca a tutto braccio. E del resto, per motivi diversi, la tensione è altissima per entrambi. Un italiano avanti di un set in una finale di Wimbledon, chi segue il tennis da decenni sa cosa significhi.

Il secondo set di fatto non si gioca. Enorme calo di tensione di Berrettini, ma anche cambio tattico di Djokovic che riduce variazioni e discese a rete, concentrandosi su un tennis solido da pilota automatico (pilota automatico per lui), che gli fa prendere due break di vantaggio. Nel vittorioso primo set il diritto del numero 9 del mondo ha funzionato poco, nel secondo funziona ancora meno, e Djokovic sfrutta la situazione alla perfezione. Fino a quando Berrettini si ribella di nuovo alla sconfitta nel set e recupera un break, iniziando anche a punzecchiare Djokovic con le armi del serbo, dalle variazioni di ritmo all’abuso di colpi in back. Djokovic poi chiude sul 6-4, facendo ricominciare la sua partita, mna Berrettini ha lanciato a lui e al mondo un segnale forte.

Qui la partita diventa quella più prevedibile e prevista: Berrettini attaccato allo schema servizio-diritto, Djokovic che cerca di inchiodare l’avversario alla diagonale di rovescio, per poi attaccare appena l’italiano va in difficoltà. Una situazione tattica studiata da entrambi, che ovviamente premia il più forte: Djokovic fa il break sull’1-1 e non viene più raggiunto fino al 6-4. Il tutto in mezzo ai primi momenti di vero nervosisimo: Berrettini dopo l’ennesimo diritto sbagliato, Djokovic perché anche senza Federer dall’altra parte si ritrova contro gran parte del pubblico e non capisce perché, al di là dei numerosi italiani in tribuna. Il quarto set è un altro corpo a corpo, ma con Djokovic molto più sicuro e padrone della situazione. Berrettini fa il massimo e lo fa anche bene, ma nei punti in cui si scambia Djokovic è il Djokovic da 20 titoli dello Slam: chiude con un 6-3, sognando ancora più in grande.

Si chiude così per Berrettini un mese fantastico, in cui va inserito anche il Queen's, in cui ha elevato non il livello del suo tennis, già altissimo, né quello della sua testa, anche quello al top, ma quello delle proprie aspettative. "Questa non è la fine, ma un inizio", ha detto Berrettini nel dopopartita. Insoimma, i complimenti, i soldi e l'appartenere all'élite del suo sport non gli bastano: vuole giocare per la storia. C'è da credergli, perché il dopo Djokovic prima o poi inizierà. Certo non adesso. 

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