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Tokyo 2021 e le Olimpiadi perdute

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Il rinvio dei Giochi è il primo nella storia moderna, visto che nel 1916, nel 1940 e nel 1944 la manifestazione fu direttamente annullata. Una buona occasione per ricordare che stiamo vivendo un'epidemia, non una guerra mondiale...

Lo spostamento al 2021 dei Giochi Olimpici di Tokyo era nella logica per mille ragioni, non ultima l’impossibilità degli atleti degli sport di prestazione di programmare gli allenamenti per essere al massimo nel momento più importante della loro vita. Con tutto il rispetto per gli sport di squadra, un’Olimpiade con atletica e nuoto di Serie B non sarebbe stata una vera Olimpiade. Ma al di là di questo, è significativo che il coronavirus sia riuscito a far rimandare un evento che era riuscito a superare gravi crisi internazionali, magari con boicottaggi come a Montreal 1976, Mosca 1980 e Los Angeles 1984. Di fatto i Giochi Olimpici estivi, insomma quelli che per il grande pubblico sono i ‘veri’ Giochi Olimpici, prima di Tokyo 2020 erano saltati soltanto per le due guerre mondiali.

I Giochi del 1916 erano stati assegnati a Berlino, ancora in pieno Impero, che nel 1912 durante l’assemblea del CIO a Stoccolma, in occasione proprio dei Giochi svedesi, aveva superato la concorrenza di Amsterdam, Budapest, Bruxelles, Cleveland e Alessandria (d’Egitto). La curiosità, di cui si è scritto di recente in Germania proprio a proposito di sport e coronavirus, è che nel 1914 allo scoppio della Prima Guerra Mondiale quasi nessuno pensava che sarebbe durata più di un anno e non ci furono proposte per rimandare i sesti Giochi dell’era moderna. Le cose poi andarono diversamente e il bellissimo Deutsches Stadion, inaugurato nel 1913, sarebbe stato utilizzato come ospedale militare di emergenza.

Berlino 1916 sarebbe rimasta giusto nei conteggi per numerare le Olimpiadi, quindi i Giochi di Tokyo 1940 sarebbero dovuti essere i dodicesimi, dal 21 settembre al 6 ottobre. Rispetto a due decenni prima gli interessi politici e finanziari mossi dai Giochi erano molto superiori ed è per questo che la lotta per l’assegnazione era iniziata già nel 1932. Concorrenti di Tokyo erano Helsinki, Barcellona e Roma, battute a sorpresa (la favorita era Helsinki, Roma ci sperava) all’assemblea del 1936 a Berlino. Fin da subito però furono coinsiderati Giochi a rischio, fra la seconda guerra cino-giapponese (1937), la cancellazione dei Giochi dell’Estremo Oriente ad Osaka (1938) e tutte le vicende internazionali di quegli anni che certo non aiutavano. Il 16 luglio 1938, con largo anticipo, il Giappone rinunciò e i Giochi furono assegnati ad Helsinki. Poi la Seconda Guerra Mondiale li cancellò, così come avrebbe cancellato quelli del 1944.

Inutile spiegare i motivi per cui non si disputarono quelli del 1944, ma comunque interessante la loro assegnazione, avvenuta nel giugno 1939 durante l’Assemblea del Cio di Londra. Proprio Londra battè, con 20 voti, le candidature di Roma (11), Detroit (2), Losanna (1), Atene, Budapest, Montreal e della solita Helsinki. Una vittoria la cui concretizzazione si sarebbe visto nel 1948, anche se non fu automatica visto che nel 1946 la capitale inglese ebbe bisogno di una votazione, per quanto pilotata (tutto avvenne per posta, con il minimo della pubblicità), per prevalere su Los Angeles, Philadelphia, Baltimora, Minneapolis e Losanna. Grande regista fu Lord Burghley, leggendaria figura (a lui è ispirato il Lord Lindsay di 'Momenti di gloria', quello che saltava gli ostacoli con la coppa di champagne) dell'atletica e dello sport inglesi, ultimo baluardo contro il professionismo deteriore. Sembrava inconcepibile, in tempi di pace, che non si dovesse disputare un’Olimpiade nella data prevista. Ed è quindi giusto ricordare che stiamo vivendo un'epidemia, non una guerra. Chi non viene bombardato può sempre ripartire, sport compreso.