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Tomba il più grande di tutti

Alberto Tomba ha appena computo cinquant'anni di vita e ci sentiamo tutti più vecchi, anche se lui in realtà sta benissimo: è invitato in mille posti a fare da testimonial, viaggia, rievoca gli stessi episodi a beneficio di pubblici diversi, è ricco, non impartisce lezioni di vita anche se per farlo il successo sarebbe una patente migliore dell'insuccesso. Magari dentro ha l'inferno ma il discorso potrebbe valere anche per impiegati o disoccupati, non è per forza legato al benessere anche se di solito è meglio avere soldi che non averli. È ovviamente inutile spiegare chi sia stato e cosa abbia vinto lo sciatore bolognese, anche perché lo wikipedismo e le statistiche, pur pazzesche (5 medaglie olimpiche di cui tre d'oro, 4 mondiali di cui due d'oro, 88 podi in Coppa di cui 50 sul gradino più alto, la classifica generale nel 1995), non spiegano pienamente il fenomeno Tomba. Purissimo ragazzo degli anni Ottanta, vero corpo estraneo in un ambiente dove all'epoca chi era cresciuto in pianura veniva quasi deriso e comunque sottovalutato, Tomba è stato uno dei pochi fuoriclasse dello sport ad essere più grande del suo stesso sport. Non soltanto in Italia, visto il modo in cui ancora oggi viene accolto in ogni angolo del mondo. Per nessuno sport diverso dal calcio ricordiamo di avere visto capannelli davanti ai negozi di elettrodomestici o nei bar, in orario di teorico di lavoro, mentre per gli slalom e i giganti di Tomba, anche quelli 'normali' di Coppa del Mondo, questa era l'assoluta normalità. "Oggi c'è Tomba", si diceva, non "Oggi c'è questa gara". Qualcosa di simile a quanto avvenisse per la radio negli anni Quaranta con Coppi e Bartali, non ci vengono altri paragoni anche se in piccola parte meccanismi di attesa simili si sono visti con Mennea e Valentino Rossi. Dell'effetto Tomba hanno beneficiato l'industria dell'abbigliamento e quella del turismo, in generale il movimento sciistico che da quel momento ha proposto personaggi oltre che campioni. Merito anche di carriere che si sono allungate, se no ad esempio Toni Sailer avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere un divo (e in parte lo è stato). La Vonn e la sua vita-reality sono figlie del tombismo, così come la ricerca dello spettacolo e la razionalizzazione di un calendario che ha ancora delle assurdità ma sicuramente meno rispetto a venti anni fa. Mettendo Tomba in relazione al resto dello sport italiano, chi dice che sia stato il più grande sportivo di ogni tempo non va lontano dal vero. Nessun nostro calciatore, con tutto il rispetto per la grandezza di Meazza, Rivera e Baggio, appartiene al girone dei Maradona e dei Pelé. E di sicuro nessuno, per le peculiarità campanilistiche del calcio, è mai stato condiviso come Tomba. Come mito se la gioca con Coppi, ma nell'era televisiva di sicuro nessuno è stato come lui.