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La troppa simpatia per Nadal

Dei Fab Four che hanno dominato il tennis maschile nell'ultimo decennio Rafa Nadal è quello che sta peggio di tutti, anche se il ranking (si tratta pur sempre del numero 5 al mondo) non dice tutto della distanza che si è scavata fra lui e Djokovic-Murray, con il punto interrogativo di Federer dopo l'operazione al ginocchio. A Miami l'altro giorno lo spagnolo ha perso contro Demir Dzumhur, ritirandosi a metà del terzo set , sul 3 a 0 per il bosniaco numero 94 in classifica, in sostanza per disidratazione. Stiamo parlando di un atleta che anche in condizioni fisiche pessime ha sempre preferito arrivare fino in fondo, sportivamente, a costo di essere massacrato dall'avversario. Mai stato uno da 'prendi i soldi e scappa', qualsiasi riferimento alla Jankovic non è casuale. Il problema è che il trentenne Nadal sembrava in ottima forma, dopo Indian Wells dove aveva battuto il solido Muller, il suo grande conoscitore (e giustiziere in Australia) Verdasco, l'emergentissimo Zverev, il consistente Nishikori prima di arrendersi in semifinale a un Djokovic ormai di altra cilindrata (quest'anno lo ha battuto anche in finale a Doha). La stagione sulla amata terra battuta, che l'anno scorso per la prima volta in carriera gli ha detto male (perso da Djokovic in semifinale a Monte Carlo, da Fognini negli ottavi di Barcellona, da Murray in finale a Madrid, da Wawrinka nei quarti di Roma e da Djokovic in quelli di Parigi), male in rapporto ai suoi standard, è attesa prima di tutto da lui. La senzazione netta è che anche Federer, di cinque anni più vecchio, abbia fra i Fab Four più possibilità di lui di vincere un altro torneo dello Slam, se non l'agognato oro olimpico (che Nadal ha già in bacheca) in singolare, mentre crescono prepotenti Thiem (già numero 14), Tomic, Zverev, Kyrgios e quelli della generazione di mezzo, da Raonic a Goffin,  sono comunque sempre lì. Stupido intonare adesso il De profundis per un fuoriclasse assoluto, visto che gli anni passano per tutti, ma è significativo che adesso Nadal raccolga fra il pubblico simpatie quasi unanimi. Il cattivo segnale, quello che definiamo 'Effetto Connors' (ma il vero Jimbo era da molti letteralmente odiato, cosa che a Rafa non è mai capitata nemmeno con gli ultras di Federer) e che tocca più o meno a tutti, è in fondo davvero questo. Il campione 'condiviso', quello simpatico a tutti e che perde fra gli applausi, dal punto di vista storico è già un ex. Speriamo di sbagliarci.