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Darryl Dawkins è tornato su Lovetron

Darryl Dawkins è tornato su Lovetron

Redazione

28 agosto 2015

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A cinquantotto anni, in Pennsylvania, è scomparso, probabilmente per un infarto, l'ex stella NBA Darryl Dawkins. Pivot dai mezzi fisici potentissimi, approdò tra i professionisti, saltando a piedi pari l'università, come quinta scelta assoluta, pescato dai Philadelphia 76ers. Dopo aver passato le prime due stagioni in fondo alla panchina, i 76ers lo nominarono centro titolare e videro crescere il talento e la forza del giocatore, a causa del quale la NBA dovette inventare i canestri sganciabili. Capace di produrre medie altissime, grazie alla continua ricerca della schiacciata e dell'impossibilità di avversari del calibro di Jabbar, Malone e Walton (per dirne tre) di fermarlo, Dawkins era un maestro nell'uso del piede perno e nel gioco spalle a canestro e, grazie ai suoi 120 chili e 211 centimetri di altezza, è stato uno dei pivot puri più forti del suo ruolo. Il suo gioco esplosivo e spettacolare, la forza e la potenza delle sue conclusioni, gli valsero il soprannome di Chocolate Thunder, datogli da Stevie Wonder, che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Abitudine di Dawkins era quella di battezzare le sue schiacciate e di solito lo si vedeva sempre con un gran sorriso stampato in faccia, come ogni gigante buono. Ma dietro l'aspetto, c'era l'amarezza che veniva dalla consapevolezza di non essere stato ben considerato in NBA, in particolar modo dai 76ers, che dopo 7 stagioni lo tagliarono al posto di Malone (Moses), con il quale poi vinsero il titolo. Nel 1989, a 32 anni, dopo essere passato dai Nets ai Pistons, via Utah Jazz, con la schiena a pezzi e altri malanni fisici, il gigante di Orlando decise di appendere le scarpe da gioco e lasciar perdere con il basket. L'anno successivo però, per fortuna degli appassionati italiani, Dawkins accetta la corte di Guerrieri e vola a Torino, in Serie A2 per giocare due stagioni che gli valgono la promozione in A1 e un campionato da fenomeno l'anno successivo. Alla terza stagione lo vuole l'Olimpia di D'Antoni, giovane allenatore che decide di puntare su Dawkins per il ruolo di 5, ma con il quale non riuscirà mai a entrare in sintonia. Dopo la bocciatura di Milano il nuovo approdo in A2, a Forlì, per due stagioni, che si chiuderanno senza promozione, ma con la mostruosa media dell'89% da 2 punti e dopo aver inchiodato 9 schiacciate in una sola partita. Al termine dell'esperienza Italiana Chocolate Thunder accetta l'offerta dei Globetrotters e poi scende nelle leghe minori americane, dove diverrà allenatore, con buoni risultati. Una volta, durante un'intervista, Dawkins disse a un attonito giornalista, di provenire dal pianeta Lovetron, sul quale tornava per allenarsi a stare con la sua fidanzata e dove arbitri e allenatori non potevano dirgli nulla. Si narra poi che dopo la sua prima sconfitta in NBA, il giovanissimo Dawkins, al rientro nello spogliatoio, infuriato, abbia divelto un water e lo abbia scagliato verso le docce. Due degli infiniti aneddoti, che spiegano la singolarità di un personaggio, un gigante sorridente, ma che come ogni gigante che si rispetti, nascondeva un po' di amarezza in fondo al cuore. Chi non lo ha visto giocare ora lo evoca nel paradiso dei cestisti, in un parquet affollato di star, a giocare partite infinite e fracassare, senza paura di multe da parte della lega, tabelloni su tabelloni, battezzando schiacciate a due al minuto. Per noi che lo abbiamo visto giocare e dominare nell'area pitturata, capace di lottare con la stessa intensità al Boston Garden contro i Celtics o a Trapani in A2, Chocolate Thunder invece è finalmente tornato su Lovetron, lasciando qui l'amarezza di una NBA che gli doveva molto di più di quanto invece ha ricevuto.

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