Nuoto, Mondiali Kazan: Tania Cagnotto è leggenda

Nuoto, Mondiali Kazan: Tania Cagnotto è leggenda

Pubblicato il 29 luglio 2015, 01:40

Un posto nella storia, Tania Cagnotto, se l'era già conquistato con la dolcezza dei suoi 17 anni, vincendo le prime medaglie in ambito europeo nella fortunata esperienza di Berlino. Stavolta l'ha combinata davvero grossa. Nessuno nutriva dubbi sul fatto che ci si trovasse davanti alla più grande tuffatrice italiana di tutti i tempi e l'oro di Kazan ne è la testimonianza più lampante. Sul gradino più alto del podio, a un Mondiale, non c'era ancora salita. Bruciano, e bruceranno sempre, i dieci centesimi di distacco dalla He Zi, quelli di due anni fa a Barcellona. Perché è nell'indole della campionessa, nella complessa psicologia della fuoriclasse, non lasciare niente a nessuno. Ora, però, non si è fatta fregare, burlandosi della dittatura delle cinesi dal trampolino da 1 metro che durava dal 2007, interrotta solamente dalla russa Pakhalina al Mondiale di Roma. È stata la gara perfetta della bolzanina, sempre al comando, dal primo al quinto tuffo. Le porte della felicità, ingigantite dalla genuinità del pianto, le si aprono dopo l'ultimo salto di Shi Tingmao. Attimi di attesa lunghi una vita, spazzati via nel momento esatto in cui gli occhi di Tania si posano sul tabellone, che ne sentenzia la vittoria. Feste e abbracci con lo staff e con Giorgio, papà e allenatore, che questa medaglia in passato l'aveva solo sfiorata. Oro mondiale, quarant'anni dopo Klaus Dibiasi, iridato dalla piattaforma a Cali (nel '75) e a Belgrado (nel '73). È un'immagine pregna di misticismo, anche per chi fede non ha, quella della commossa Tania che sfiora la luna durante la premiazione con la medaglia al collo, scaricando l'adrenalina e lasciandosi trasportare dall'inno di Mameli. Tutto meritato, finalmente premiata l'eleganza delle carezze all'acqua con l'uno e mezzo rovesciato carpiato, l'epilogo della serie che ci ha fatto esclamare: «Noi c'eravamo». @damorirne

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