Inzaghi e l'orgoglio dell'esonerato

Inzaghi e l'orgoglio dell'esonerato

Pubblicato il 16 giugno 2015, 15:05

Sinisa Mihajlovic è il nuovo allenatore del Milan, come era sicuro ormai da una settimana nonostante in un angolo del cervello di Berlusconi permangano ancora dubbi (di base perché non lo sente come una sua una sua scommessa, ma come una scelta troppo logica e giusta), ma la notizia è che il rapporto del club rossonero con Pippo Inzaghi si sia interrotto in modo traumatico. Con un esonero, cioè, appurata la scarsa volontà di Inzaghi di arrivare ad una transazione per il contratto in essere fino al giugno 2016. Facile previsione: da parte di molti si parlerà di Inzaghi che ha voluto preservare i suoi soldi e di Galliani che ha provato a non esonerare Pippo, ma che alla fine è stato costretto a farlo. Come al solito si dà per scontato che i lettori-tifosi siano stupidi. E come al solito l'allenatore, più o meno pagato, è l'anello debole della catena. La altrettanto facile analisi degli amici di Formentera, regno da sempre di Inzaghi, è che fin dall'inizio il contratto biennale ad un allenatore senza esperienza nel calcio degli adulti e con risultati modesti in quello giovanile conteneva un premio per il ruolo da parafulmini che Pippo ha dovuto avere in questa stagione di transizione, con una rosa a livello Milan impresentabile. Non è un caso che i tifosi mai se la siano presa con Inzaghi e che anche striscioni e cori contro la società siano stati abbastanza soft in proporzione ai risultati. Il ragionamento di Inzaghi è stato questo: mi avete preso perché sono amato dai tifosi, senza mai considerami un allenatore vero e darmi una squadra all'altezza? Allora mi pagate fino alla fine o mi trovate una panchina in un club del vostro/nostro giro. Il secondo scenario non è facile, perché se il Pippo 'vergine' come allenatore poteva avere un mercato in zona Sassuolo, quello con l'immagine rovinata e il bollino di 'tignoso' avrà qualche difficoltà a svolgere in serie A una professione che vorrebbe, parole sue, svolgere per i prossimi trenta anni. Andando sul concreto non pensiamo che 700.000 euro, parlando di netto, spostino qualcosa a uno che in vita sua ha guadagnato decine di milioni. Inzaghi rifiutando la transazione proposta da Galliani non ha quindi dato prova di furbizia, ma sicuramente di orgoglio. Twitter @StefanoOlivari

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