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Il grande Barcellona attuale è nato con Ronaldinho
Nel luglio 2003 la presentazione ufficiale del brasiliano, arrivato dal Psg: subito decisivo anche per motivare l'ambiente dopo anni difficili, prese il giovanissimo Messi sotto la sua ala protettiva

Alessandro Ruta/Edipress
Pubblicato il 21 luglio 2026, 10:45
Nella storia a ritroso del Barcellona in epoca recente due grandi geni il club se li è ritrovati in casa, Lamine Yamal e Messi, ma il precedente fu un colpo di mercato a sensazione: Ronaldinho, che venne presentato il 21 luglio del 2003.
Acquisto nemmeno così faraonico dal Paris Saint-Germain, 30 milioni di euro, per un giocatore già campione del mondo con il Brasile, ma che in Francia aveva di fatto fallito. Tutt'altro ritmo al Barça, volto della rinascita dopo alcune stagioni deludenti.
Gli anni difficili del Barcellona
Si può dire che Ronaldinho sia stato la svolta del Barcellona per come lo conosciamo adesso. Al 2003 i catalani sono reduci da un lungo periodo di crisi, con il Real Madrid che non ha bisogno di spadroneggiare in patria perché tanto vince una Champions dopo l'altra (1998, 2000, 2002) e altri club che si stanno facendo largo, come il Deportivo La Coruna o il Valencia.
La cura-Van Gaal non è servita: il tecnico olandese si è circondato di connazionali, fin troppo, e non è che vada d'accordo con tutti. Ha il merito di lanciare Xavi, ad esempio, ma finisce per rompere con un ambiente che non sopporta più, situazione che tante volte abbiamo visto nella carriera dell'allenatore oranje.
Rijkaard, il suo successore, accetta di buon grado questo affare che riporta un brasiliano "eccitante" al Barcellona a un anno di distanza da Rivaldo, compagno di Ronaldinho in nazionale e campione del mondo nel 2002.
Un Rivaldo che però è stato troppo discontinuo, anche se semplicemente divino in qualche occasione. Discontinuo e un po' musone, brasiliano atipico, dal sinistro ciclonico e dal carattere che si scontra con quello di Ronaldinho. Oltre che con quello di Van Gaal che lo vorrebbe esterno di fascia, lui che è un 10 purissimo. Meglio andare al Milan, per lui.
Curioso che il Barcellona abbia avuto in rosa in epoche diverse i tre protagonisti del titolo mondiale del Brasile 2002: Ronaldo, Rivaldo e, appunto, Ronaldinho. Che però quando arriva è nel pieno della sua epoca "Joga Bonito", i dentoni e il sorriso perenne, Parigi alle spalle con quel campionato così poco stimolante.
Sono in 25mila al Camp Nou a spellarsi le mani per gli applausi, il giorno della sua presentazione. Qualcosa di abbastanza inedito appunto per un Barça che le stelle se le è create sempre più spesso in casa, senza bisogno di mostrarle ai tifosi o alla stampa. E pensare che qualcuno in realtà è triste, anche tra gli addetti ai lavori, perché è sfumato Beckham, destinato invece al Real Madrid.
Il calcio tornò a essere divertimento
Siamo ancora distanti dal tiki-taka di Guardiola e dai continui giochi di posizione tra Xavi e Iniesta (che entra tra i titolari proprio in quella stagione 2003-04), ma di sicuro con Dinho in campo il Barcellona cambia il suo stile di gioco e diventa una squadra da vedere e da ammirare anche per il tifoso neutrale.
Non più antipatica, apatica, come nelle gestioni precedenti, ma ricchissima di talento con Dinho stella tra le stelle. Gli ci vorrà un po' per adattarsi, ma quando ci riesce il Barça svolta, rimontando dalla zona-retrocessione o quasi fino al secondo posto.
Il resto è storia, compresa l'amicizia che si crea tra il brasiliano e un giovanissimo argentino che presto diventerà il suo pupillo ed erede in campo: un certo Lionel Messi.
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