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Liedholm e la legione dei tecnici stranieri

Nicola Calzaretta
Pubblicato il 31 ottobre 2026, 09:01
H = HELENIO HERRERA
Il Mago, detto anche Accaccone dal sommo Gianni Brera per distinguerlo dall’altro Herrera, l’uruguagio Heriberto, profeta del “movimento”, ribattezzato Accacchino. Helenio è l’uomo che ha rivoluzionato la figura dell’allenatore in Italia. Taca la bala, il suo mantra. I cartelli motivazionali appesi nello spogliatoio. L’invenzione del ritiro e il mistero irrisolto delle pastiglie nel caffè. La Grande Inter degli anni Sessanta è figlia sua e di Angelo Moratti.
I = ILLUSIONE
Ci avevano creduto in tanti. Stagione 1974-75. Il Napoli lotta seriamente per lo scudetto. Il duello è con la Juventus che vince lo scontro diretto a cinque giornate dalla fine. Addio sogni di gloria. Quel Napoli giocava a zona. Quel Napoli era allenato da Luis Vinicius de Menezes, detto Vinicio, brasiliano di nascita.
L = LORENZO JUAN CARLOS
Argentino, classe 1922. Da noi allena la Lazio (in tre periodi diversi). Uomo dal sangue caliente, tra le tante trovate e diavolerie (non solo tattiche), si ricorda una velenosa battuta riferita ai suoi portieri (Sulfaro, Di Vincenzo e Moriggi), stagione 70-71: “Ne ho tre, ma se li metto insieme col fil di ferro, non ne faccio uno”. Amen.
M = MATCH ANALYST
Oggi è una delle figure centrali di ogni staff tecnico. Ma il primo che ha introdotto l’analista è stato il rumeno Mircea Lucescu. In Italia lo portò Romeo Anconetani, per il suo Pisa. Era il 1990. E con l’aiuto dell’allora preparatore atletico Adriano Bacconi e la mezzala Aldo Dolcetti ha introdotto anche dalle nostre parti l’analisi mirata delle partite.
N = NILS LIEDHOLM
Argento al mondiale del 1958 con la sua Svezia, seconda al Brasile del giovanissimo Pelè, quindi tanto Milan a far da preludio ad una longeva vita da allenatore. 644 partite in Serie A, nessuno come lui. Ha vinto molto con Milan e Roma. Ha lanciato Giancarlo Antognoni e Bruno Conti. È stato un campione di simpatia e sarcasmo, nel suo tipico slang italo-svedese.
O = OSCAR TABAREZ
Lo chiamano El Maestro. Uruguaiano, una carriera di allenatore stratosferica per numeri e risultati, ma in Italia non è riuscito a trovare la sua dimensione. Metà anni ’90, Cagliari e Milan, più delusioni che altro. Non è stato capito. Uno strano destino, come quello toccato a Luis Enrique e Diego Simeone.
P = PETTO (COLPO AL)
Viene dall’Argentina Hector Cuper detto Hombre Vertical, classe 1955. Di lui si ricorda il gesto della manata sul petto, altezza cuore, destinata a ciascuno dei suoi giocatori prima dell’ingresso in campo. Nei due anni all’Inter - fortemente voluto da Moratti - si ricordano lo scudetto perso il 5 maggio 2002 e i litigi con Ronaldo (il Fenomeno).
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