La Roma si gode un Dybala da scudetto

Paulo rigenerato dalla cura Gasparini: ha ritrovato, smalto, muscoli e fiato
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La Roma si gode un Dybala da scudetto
© AS Roma via Getty Images

Giorgio MarotaGiorgio Marota

Pubblicato il 24 ottobre 2026, 08:00

È una bestia, dice ripetutamente di lui l’addestratore di fiere più esigente che il calcio italiano abbia conosciuto almeno nell’ultimo decennio. Eppure Gasperini, in teoria, starebbe a Paulo Dybala come il diavolo sta all’acqua santa (e viceversa), segno evidente che pure gli opposti possono attrarsi nel momento in cui entrambi, convergendo, beneficiano l’uno dell’altro. Il primo ha sempre puntato sulla forza fisica, sull’atletismo, sulla verticalità quasi esasperata e sull’intensità di un calcio pensato per stakanovisti, dove il contrasto diventa la summa di una filosofia. L’altro ha fatto della delicatezza una virtù, della tecnica un orpello mai fine a sé stesso, dell’orizzontalità una dote utile a distribuire calcio a ogni latitudine, preferendo allo scontro fisico lo smarcamento per eludere l’avversario. Non a caso nel momento in cui il tecnico, un anno fa, è approdato a Trigoria, in molti si sono chiesti “E Dybala? Che fine fa con Gasp?”. La Joya poteva sembrare un corpo estraneo ai meccanismi oliati del perfezionista di Grugliasco, l’uomo delle sincronie e della mentalità scientifica applicata al pallone. Ma facendo questa riflessione apparente, clamorosamente smentita dal campo, si sono trascurate le due anime nascoste di GPG e di Dybala: il primo è un esteta del calcio innamorato dei campioni che allena e del loro talento, il secondo è un atleta al quale non mancava il motore, bensì la capacità di riportarlo ai giri necessari per completare un processo di maturazione che a 32 anni, soprattutto nel calcio contemporaneo, non può mai dirsi completo ed esaurito. Così per Gasp è stato tutto sommato facile andare incontro a Dybala: gli è bastato osservarlo in allenamento per capire che «è il più forte di tutti». Parole pubbliche scolpite nella pietra. E all’argentino, in fin dei conti, non dev’essere costato molto fidarsi della promessa di un finale di carriera luminoso: è stato sufficiente seguire qualche indicazione, tornando a fidarsi del proprio corpo, per ritrovare smalto, muscoli, fiato e applicazione tattica, tutte cose che non limitano né ingabbiano la tecnica bensì la rendono più stabile e più forte.

Il Dybala 4.0

È nato così il Dybala 4.0, il calciatore che oggi i romanisti possono ammirare, figlio di un’intelligenza tipicamente umana. Uno in grado di giocare le prime sei partite di stagione da titolare e in tre casi persino senza essere sostituito per un totale di 497 minuti in campo. Un anno fa, quando saltò gran parte della preparazione per i postumi dell’intervento chirurgico eseguito a marzo del 2025, dovette aspettare il 2 novembre per raggiungere un tale minutaggio. E fu proprio quel giorno, in casa del Milan, che Paulo si infortunò per la seconda volta in stagione (la terza a fine gennaio, con tanto di intervento al menisco dopo una terapia conservativa sbagliata) addirittura calciando un rigore. Quello era ancora un Dybala del passato, questo sembra invece proiettato nel futuro. «Potrebbe giocare pure i supplementari», è la battuta che una volta, molto seriamente, ha pronunciato il suo allenatore. Gasperini è profondamente convinto del fatto che la fragilità fisica dimostrata nel recente passato, abbinata a una sfortunatissima attitudine a infortunarsi in modo quasi ciclico, sia stata figlia di una scarsa attenzione a certe dinamiche dell’allenamento. «Tutti i grandi campioni, per toccare un numero elevato di palloni ed essere sempre al centro del gioco, di solito hanno una forza fisica importante. Non è solo la tecnica a portarli in alto», è sempre stata la visione del tecnico, confermata dal lavoro di prevenzione e di ri-atletizzazione svolto dalla Roma col calciatore che sta garantendo questo nuovo rendimento, una velocità di crociera talmente elevata da non rendere neppure necessario il turnover.

Scommessa economica

Dybala ha scommesso su sé stesso anche sotto il profilo economico. Fino a giugno guadagnava 8 milioni netti a stagione e il rinnovo, non senza complicazioni, è stato siglato a quota 2,2, una cifra che però potrà essere incrementata grazie a una serie di bonus molto ricchi come i 100 mila euro per ogni partita giocata per almeno un tempo e altri 100 mila che scattano per ogni 5 tra gol e assist. Nelle prime cinque di campionato ha già mandato tre volte in porta Malen (sarebbero 4, ma la Lega non gli ha assegnato il passaggio di Torino) e in un’altra circostanza Soulé. Numeri da rifinitore che si sommano a quelli registrati al rientro dall’ultimo infortunio della passata stagione, quando l’argentino servì 4 assist nelle ultime 4 trascinando la Roma al terzo posto. Il gol gli manca dal 18 gennaio del 2025 e, prima ancora, bisogna arrivare a ottobre (Sassuolo-Roma) per trovare un’altra esultanza di Dybala. Significa che in un anno, uno come lui, ha segnato appena due volte. Troppo poco.

Caccia al gol

Ma forse sta proprio qui l’ultimo step da compiere: visto che nella passata stagione si è fatto male due volte in situazioni banali (una punizione col Torino, un rigore col Milan) la reticenza a calciare, o quanto meno a farlo in modo convinto, resta un deficit da colmare. Il Dybala assist-men è pregevole, quello che potrà contribuire anche con qualche gol diventerà sublime. Prima della sosta di fine settembre ha tirato appena 4 volte in porta e dalle sue conclusioni gli statistici si sarebbero aspettati 1,59 gol (i famosi xG); questo significa che non è stato abbastanza bravo a trasformare le occasioni passate dal suo mancino come avrebbe dovuto. Ma i 13 dribbling tentati e soprattutto gli 8 possessi recuperati nella trequarti avversaria - è il primo per distacco nella specialità, inseguito da Alajbegovic e Saelemaekers a 5 - confermano la bontà del lavoro di cura al quale l’allenatore lo ha sottoposto.

Sorpresa giallorossa

Anche grazie all’exploit di Dybala, la Roma di Gasperini è stata una delle sorprese di questo inizio di stagione, di sicuro la più convincente in termini di aspettative scudetto come alternativa all’Inter, la favorita. Questa prima parte di campionato ha dimostrato che la forza giallorossa può competere con lo strapotere nerazzurro, o quanto meno tentare di impensierirlo per evitare fughe clamorose già in inverno. I giallorossi sono primi per pressing in Europa - in media concedono solo 8,54 passaggi agli avversari prima di completare un’azione difensiva -, hanno già tentato più di 100 tiri in 5 giornate (103, per l’esattezza) e 35 volte hanno centrato lo specchio. Un anno fa la Roma aveva appena 1 punto in meno (12 e non 13) ma era ferma a 60 conclusioni, di cui 23 in porta. Nei primi cinque turni ha segnato in media 2,8 gol contro le 5 reti nelle 5 partite con cui era cominciato il 2025- 26 (media di 1), ma la differenza tra le due stagioni è enorme anche in altri dati: il numero dei passaggi, ad esempio, è cresciuto da 2.417 a 2.735 (318 in più quest’anno), gli ingressi nell’area avversaria sono passati da 269 a 320, in media 10 in più a gara, e i possessi guadagnati nella trequarti altrui sono aumentati del 65%, cioè da 26 a 40. È lievitato persino il numero dei palloni toccati nei sedici metri: da 128 a 219, registrando un incoraggiante +71%. Ma la Roma ha anche dei limiti sui quali Gasp continuerà a lavorare. La difesa alta fino alla linea di metà campo concede ancora troppe ripartenze, i nuovi che insieme sono costati 100 milioni, cioè Koulierakis, Mora e Castro, devono ancora trovare una loro dimensione, gli inizi dei secondi tempi sono stati fin qui troppo problematici (Atalanta, Fenerbahçe e Inter hanno segnato, Fiorentina, Lecce e Torino ci sono andate vicino) e i tanti errori sotto porta, anche se fin qui non hanno influito sui risultati, evidenziano una scarsa attitudine a concretizzare che sul lungo periodo può pesare. Ma avere margini di miglioramento con questa classifica, a ottobre, può essere solo un fatto positivo.

(Tratto dal numero di Novembre 2026 del Guerin Sportivo)

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