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Barcellona-Real Madrid, Clasico infuocato del weekend: l'analisi

Alessandro Ruta/Edipress
Pubblicato il 23 ottobre 2026, 09:00
"El Clasico", come il Natale, quando arriva arriva: Barcellona-Real Madrid, match clou della Liga sempre e comunque, anche se non c'è nulla ancora in palio. Siamo alla decima giornata, i catalani sono a punteggio pieno e guardano dall'alto i rivali, lontani 6 lunghezze. Potrebbero già ammazzare il campionato, gli uomini di Flick, ma dall'altra parte c'è un Mourinho naturalmente pronto a scombussolare tutti i piani.
Undici di fila, poi il Psg
Se allarghiamo un attimo lo sguardo alla stagione del Barcellona fin qui viene da pensare che, insomma, forse è meglio pensare di arrendersi. Undici vittorie di fila tra campionato e Champions League, segnando oltre 4 gol a partita; poi martedì capita la trasferta a Parigi contro il Psg e i catalani vengono maltrattati, perdendo partita e Dani Olmo (stiramento, fuori un mese).
Ritorno brusco sulla terra? Flick prende nota, vede che la difesa rimane il suo tallone d'Achille visto che concede più di un gol a partita, e non ha sempre giocato contro corazzate come quella parigina.
Un ritmo quasi insostenibile, quello che ha mantenuto il Barça fin qua. Fedele alla sua nuova/antica filosofia, di cercare un calcio propositivo a costo di prendersi dei rischi assurdi, con retroguardia altissima e l'attacco che di fatto compensa le carenze del reparto arretrato.
Avere Lamine Yamal, Raphinha e ora anche due frecce come Gordon e Adeyemi che si alternano nel tridente è un lusso per i catalani. Che con Rodri in mezzo hanno trovato anche il totem che forse mancava loro, visto che De Jong era spesso infortunato (lo è anche adesso).
Certo, questo ko in Champions rischia di "far pensare" il Barcellona adesso, con il risultato di renderlo meno efficace.
Mourinho il sabotatore
In tutto questo José Mourinho con il suo Real Madrid rischia di sguazzarci alla grande. I blancos sono indietro di 6 punti rispetto alla vetta, in una situazione "normale" i 21 punti raccolti in 8 giornate sarebbero un ottimo bottino e invece le Merengues sono addirittura terze, visto che in mezzo c'è anche l'Atletico Madrid. In Champions invece sono davanti, 9 punti a 6.
Però sappiamo bene come da sempre il primo obiettivo del tecnico di Setubal, con tutte le squadre che ha diretto, sia stato il Barcellona. Club per cui, lo ricordiamo, lavorò una trentina di anni fa, agli ordini di Bobby Robson.
L'anti-Barça per eccellenza ha l'opportunità di mantenere ancora aperta la Liga, anche se siamo solamente a un quarto del percorso. Lo farà forte di una squadra che si è rimessa insieme dopo la sosta, forse non a caso senza Vinicius, reduce da un'estate problematica. Il brasiliano si è fatto espellere e squalificare di conseguenza dopo aver tirato i capelli a un giocatore del Villarreal e il suo posto in campo è stato preso da Diomandé, l'ivoriano pagato 125 milioni ad agosto che è reduce da 3 gol consecutivi.
Tra Mbappé e un Arda Guler in versione prestigiatore, più Bellingham che non si discute mai, il Real Madrid ha trovato una quadra che rischia di fare molto male a un Barcellona rabberciato dietro (out Eric Garcia, forse Koundé). Le fiammate di Diomandé in velocità potrebbero essere la chiave del match di domenica sera (ore 21, diretta su Italia 1).
Sarà comunque l'ennesimo grande Clasico, da non perdere.
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