Temi caldi
Mauro Camoranesi, l'equilibratore del Mondiale

Alessandro Ruta/Edipress
Pubblicato il 3 ottobre 2026, 15:24
Uno di noi, anche se argentino, Mauro German Camoranesi. Origini marchigiane, come tantissimi nati laggiù (Potenza Picena per la precisione), italiano d'adozione e di nazionale: campione del mondo.
Quante cose è stato, "Camo": esterno offensivo, ala tattica, equilibratore. Con i capelli lunghi e i capelli corti, ma senza mai perdere la brillantezza in campo, il suo vero punto di forza. Cinquant'anni anche per lui, pochi giorni dopo Totti, tra gli altri.
L'oriundo vincente
Con Mauro German Camoranesi si è tornato a parlare di oriundi per la Nazionale italiana. E non c'è che dire, anche grazie al suo ingresso in corsa al Mondiale del 2006 l'Italia avrebbe trovato un equilibrio che all'inizio sembrava mancare. Un attaccante in meno, Totti spostato avanti, il nativo di Tandil ala destra per cucire il gioco, i piedi buoni ma spostati sulla fascia.
Era diventato quello il suo ruolo alla Juventus, dopo che al Verona, quando era arrivato in Italia, spiccava per quell'atteggiamento da ala pura, senza guardarsi le spalle o quasi; l'Hellas se l'era accaparrato dal Cruz Azul, dove segnava valanghe di gol. Con il tempo avrebbe conosciuto la maturità tattica, anche grazie a una serie di fortunati eventi.
Nel 2002 l'Hellas retrocede in B, ma Camoranesi merita di rimanere nella massima categoria e, appunto, veste il bianconero della Juventus. Non può essere l'ala che va in zingarata sulla fascia a caccia di gloria, deve associarsi con i compagni in un ambiente tutto diverso.
Ci riesce perfettamente, mentre Lippi per far convivere lui e Zambrotta, che avrebbero lo stesso ruolo, sposta quest'ultimo in difesa per sfruttarne le galoppate. Se ne ricorderà, l'allenatore toscano, al momento di prendere in mano la Nazionale.
Qualità e garra
Camoranesi è stato una risorsa sempre utilissima per tutte le squadre dove ha giocato. Ottimo lettore di partite, sapeva accelerare e rallentare, associarsi e cercare la gloria da solo: un grande uomo-spogliatoio.
Otto anni alla Juventus, con uno scudetto vinto e la fedeltà mantenuta anche al momento della retrocessione in B nell'estate del 2006 per via dello scandalo chiamato "Calciopoli".
Quell'anno, però, il 2006, per noi sarà sempre quello di Berlino e della finale mondiale vinta il 9 luglio contro la Francia. Mauro titolare, ormai intoccabile, come già contro la Germania in semifinale e in precedenza dal terzo incontro dell'Italia.
Partita da dentro-o-fuori, quella, dopo il contraddittorio 1-1 con gli Usa e tanti dubbi da risolvere. Potevamo ancora uscire dal Mondiale e invece saremmo arrivati fino in fondo. Lippi toglie un attaccante (Gilardino) e mette Camoranesi per il suo 4-4-2, accantonando il 4-3-1-2.
In mezzo così siamo più coperti, ma la qualità e la garra rimangono. Con lo sketch finale del taglio di capelli sul prato dell'Olimpico di Berlino da parte del "parrucchiere" del gruppo, Oddo. Uno degli ultimi grandi momenti vissuti dalla nostra Nazionale, purtroppo.
Anche per Camoranesi, in realtà, la cui parabola discendente sarebbe iniziata proprio da lì in avanti. Fino al ritorno in Argentina, dove poi è rimasto da allenatore, senza troppa fortuna. Ma non smetteremo mai di ringraziarlo per il suo apporto alla vittoria del Mondiale del 2006.Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading
