Gattuso nel deserto

Lo sciopero contro Lotito, Allegri squalificato, l'idea Galliani e il VAR da Champions
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Gattuso nel deserto
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 26 ottobre 2026, 14:59 (Aggiornato il 26 ottobre 2026, 15:52)

La Lazio di Gattuso sempre in testa alla classifica, insieme all’Inter, dopo 8 giornate, rende ogni sempre più inspiegabile lo sciopero contro Lotito dei tifosi, ormai più numerosi in trasferta che in casa. Sabato all’Olimpico per Lazio-Parma erano 9.591 e nemmeno tutti laziali, laziali che mercoledì a Reggio Emilia andranno in 10.000. Siccome si tratta di una dinamica non soltanto ultras e siccome la protesta è civile, la domanda sul quando finirà è interessante. Più volte abbiamo elogiato il teorema di Lotito, non a caso detestato da molto procuratori e direttori sportivi, secondo cui sotto l’altissimo livello c’è un’immensa fascia media in cui tutti i giocatori sono uguali, chi guadagna 3 milioni all’anno netti ai margini di un grande club può valere come chi ne guadagna 300.000 altrove. Senza contare che da un anno all’altro si può sempre migliorare, come il caso di Floriani Mussolini dimostra benissimo. In ogni caso in Serie A quanti giocatori di altissimo livello ci sono? Il fondo americano o le cordate dei maneggioni difficilmente li porterebbero alla Lazio.

Non è un buon periodo per Allegri, che al di là dei segnali di vita mostrati con la Roma si rende perfettamente conto che questo Napoli è una squadra di transizione, verso cosa forse nemmeno De Laurentiis lo sa. Per le frasi durante e dopo la partita il giudice sportivo gli ha inflitto due turni di squalifica, facendogli quindi saltare le partite con Monza e soprattutto Juventus. E potrebbe non essere finita, visto che la procura FIGC, cioè Chiné, potrebbe approfondire le frasi dette da Allegri (non in conferenza stampa né in un’intervista, comunque) riguardo al Palazzo, questo il senso traducendo dall’allegrese, che nel finale della scorsa stagione avrebbe spinto la Roma nella corsa Champions, ai danni del Milan guidato proprio da Allegri. Di cui tutti però ricordano soprattutto il suicidio nel giro di due mesi, dal sogno scudetto all’uscita dalla Champions: quinto posto dietro non alla Roma, che arrivò terza, ma al Como. Senza contare il fatto che quell’ultima partita a San Siro con il Cagliari, andando anche in vantaggio con Saelemaekers, il miglior Allegri l’avrebbe portata a casa in qualsiasi modo. 

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