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Bravo Messi, un'altra lezione a Ronaldo
Leo accetta che l’Argentina venga prima di lui. CR7 sembra chiedere al Portogallo il contrario: a 41 anni, il suo avversario più difficile resta l’ego

Alberto Dandolo/Edipress
Pubblicato il 1 ottobre 2026, 18:29
Le loro carriere sono state opposte e contrarie, in tutti i sensi, proprio come il loro addio, che si sta consumando in questi giorni. Messi ha sempre tenuto un profilo basso, anche quando ha sconfitto nella sua testa il confronto con Maradona trascinando l’Argentina al titolo Mondiale, che non è riuscito a difendere qualche mese fa in America. Ronaldo, invece, si è sempre esibito come il SuperUomo, lui più grande e più forte di tutti, tanto che nonostante sia vicino ai 42 anni ancora continua a giocare e a dominare. Ma in Arabia, dove il livello è talmente basso che può ancora segnare un gol o due a partita, non in Portogallo, dove pur essendo un eroe nazionale è stato trattato dal nuovo ct, Jorge Jesus, come uno qualsiasi. Così tanto da provocare un gesto eclatante, mai visto prima almeno nel mondo del calcio: sì, perché Ronaldo non ha lasciato solo il ritiro della Nazionale che stava preparando la sfida contro la Danimarca, rischiando una squalifica, ma ha addirittura fatto arrivare il suo jet personale per tornare a casa.

Cristiano Ronaldo, lo strappo con il Portogallo di Jorge Jesus
«Dirò tutta la verità nei prossimi giorni, intanto auguro ai miei compagni di vincere» ha tuonato CR7 con la sua consueta arroganza, mista ad un ego smisurato. Non accetta, alla sua età, di essere solo un valore aggiunto nel momento del bisogno: lui vuole essere ancora un titolare indiscusso, che gioca, incide e decide. Escluso contro la Norvegia e richiamato in panchina dopo un riscaldamento di venti minuti, è stato messo tra le riserve anche per la successiva sfida contro Hojlund. «Decido solo io chi e quanto deve giocare, nemmeno il presidente federale può impormi le scelte» ha detto il ct portoghese che non si aspettava una ribellione così eclatante. La fuga di Ronaldo ha il sapore dell’addio e forse è anche meglio per il Portogallo, ancora prigioniero, come si è visto al Mondiale, di un fuoriclasse che resterà uno dei più grandi di tutti i tempi ma che non può pensare di giocare in eterno, magari fino al 2030 quando il torneo si svolgerà tra Spagna, Marocco e, proprio, il suo Paese.
Messi e Ronaldo, la differenza è saper dire basta
Ma davvero Ronaldo pensa ancora di partecipare ad un Mondiale a 45 anni? Non sarebbe l’unica stella dello sport che non ha il coraggio di dire basta, come ha fatto Messi, con la dignità del Campione. Basta pensare a Djokovic, che non avrà pace fino a quando non vincerà il suo Slam numero 25 (impresa che appare impossibile), o a Serena Williams, che è voluta rientrare nel giro giocando quasi da ferma, anche se solo in doppio. La grandezza di Leo, invece, si è vista anche nel suo addio alla Nazionale: può continuare a livello di club, in un campionato di scarso livello come quello americano, ma con l’Argentina ha chiuso dopo la sconfitta mondiale contro la Spagna. Lacrime, abbracci e tra qualche giorno una partita di addio, contro Burkina Faso, in cui il ct Scaloni è pronto a dargli anche un posto in squadra. «Se vuole giocare, ben venga: è la sua festa». Un atteggiamento molto diverso da quello di Jesus Jorge: Ego contro Ego, il ct contro Ronaldo, ed ecco uno degli addi più ridicoli della storia dello sport. E nessuna spiegazione potrà mai ricucire la ferita provocata da una fuga con il jet privato, senza alcun rispetto dei suoi compagni che stavano preparando una partita importante. A 41 anni, Ronaldo avrebbe potuto fare meno il bambino e di più l’uomo e il padre di famiglia. Un giorno, se ne faccia una ragione, anche CR7 dovrà accomodarsi sulla poltrona del salotto di casa, come tutti i comuni mortali.
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