Un nuovo inizio. Con le prime due sessioni di prove libere andate in scena nella notte italiana ha preso ufficialmente il via in Australia la 77°edizione del Mondiale di Formula 1, con la massima serie motoristica alle prese con il più grande cambiamento regolamentare della sua storia. Un cambiamento che ha colpito un po' tutte le aree tecniche delle monoposto, partendo dalle power unit (più semplificate per via dell’abolizione dell’MGU-H, con una ripartizione dell’energia suddivisa al 50% tra motore elettrico e motore termico) per arrivare al telaio (con le nuove macchine che si presentano più piccole e strette, con un fondo più tradizionale alla luce dell’abolizione delle monoposto a effetto suolo), e con la grande novità dell’aerodinamica attiva (volta a limitare i disagi dovuti alla perdita del 20-25% di carico aerodinamico rispetto alla generazione precedente di monoposto).
Se nei test precampionato (tra i Shakedown Test di Barcellona e le due sessioni svoltesi sul circuito del Sakhir in Bahrain) i valori emersi vedevano Mercedes davanti a tutti con almeno tre decimi di vantaggio sui rispettivi concorrenti (Ferrari in vantaggio rispetto a McLaren e Red Bull), c’era grande attesa per capire se le prime prove libere (andate in scena nella notte italiana) avrebbero confermato o meno queste indicazioni.
Nella FP2, infatti, è stato Oscar Piastri al volante della sua McLaren MCL40 ad ottenere il miglior tempo in 1’19”729 davanti alle Mercedes di Kimi Antonelli (1’19”943) e di George Russell (1’20”049) rispettivamente in seconda e terza posizione, e alle Ferrari di Lewis Hamilton (1’20”050) e di Charles Leclerc (1’20”291) in quarta e quinta posizione. Fermi a lungo ai box per alcuni problemi tecnici sia Verstappen (sesto con il tempo di 1’20”366), sia Norris (settimo con il tempo di 1’20”794) in una sessione che ha ribadito una volta di più il talento di Lindblad, ottavo con il tempo di 1’20”922, staccato di soli 128 millesimi dal campione del mondo inglese della McLaren.
Alle spalle della Mercedes la Ferrari è sembrata in possesso di un’ottima base tecnica, e in grado di poter puntare al podio a pari merito con la McLaren (in attesa di valutare anche il passo gara della Red Bull, con Verstappen costretto a mettere a punto un programma di lavoro alternativo a causa dei problemi tecnici accusati nel corso della FP2). Se l’assetto evidenziato nella FP1 era sembrato perfetto per esaltare le caratteristiche tecniche della SF-26, nella FP2 qualche modifica di troppo all’assetto ha portato la squadra a prendere una strada sbagliata. Situazione, fortunatamente riparabile, in vista della FP3 di questa notte, e sopratutto in vista delle qualifiche, con la Ferrari che in conclusione termina il venerdì di Melbourne con la consapevolezza di avere tra le mani una monoposto estremamente valida.
Un discorso a parte lo meritano i piloti: se Leclerc sopratutto nella FP1 ha ribadito l’ottimo feeling con la SF-26 già visto nel corso dei test precampionato, il sopra raffigurato Hamilton fin dalla FP1 è apparso molto più confidente alla guida della monoposto rispetto allo scorso anno, al punto in FP2 di essere addirittura più veloce di Leclerc. Una conferma, se vogliamo, dello scarso feeling che Hamilton aveva instaurato con la precedente generazione di monoposto ad effetto suolo.
Le prove libere del Gp d’Australia hanno ribadito le difficoltà di Cadillac, e in maniera ancora più grave di Aston Martin, con il team di Lawrence Stroll che nella FP1 ha potuto effettuare solamente tre giri con Lance Stroll, mentre Fernando Alonso è stato costretto a rinunciare alla sessione per un problema al motore, ancor prima di scendere in pista.
Situazione leggermente migliorata in FP2 con Alonso (sopra raffigurato) che almeno ha potuto effettuare alcune tornate (accusaando un distacco di 4”933 dal miglior tempo di Piastri), e con Stroll (staccato di 6”087 dal miglior tempo) costretto a rientrare ai box nel finale di FP2 per un presunto problema al motore.