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Tiro a Spalletti

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© Juventus FC via Getty Images
Le dirigenze della Juventus, Milla il manifesto, la difesa di Paratici, l'intervallo dell'Inter

Il derby fra ex commissari tecnici dell’Italia ha ufficializzato il rilancio, anzi il lancio, della carriera di Rino Gattuso e la bontà del teorema di Lotito, e cioè che sotto al livello dei campioni ci siano migliaia di calciatori uguali, che fanno bene o male a seconda del contesto. Ecco, si sarebbero potuti mescolare i giocatori di Juventus e Lazio, senza capire chi è stato pagato decine di milioni e chi niente. Questo il punto, al di là del linciaggio mediatico e social nei confronti di Spalletti, con Conte ovviamente indicato come uomo della Provvidenza. La Juventus di oggi è figlia della sovrapposizione degli errori di quattro dirigenze diverse succedutesi in tre anni: Calvo-Cherubini, Giuntoli-Manna, Comolli-Modesto e Carnevali-Massara, solo per citare i volti noti. Ma anche se questi dirigenti avessero fatto bene in ogni caso il ritmo dei cambiamenti avrebbe stroncato il lavoro di qualunque allenatore. Poi ci sta che a 67 anni Spalletti, con i suoi incomprensibili monologhi, abbia già dato, ma la sua storia dice che l’incapace non è certo lui e che la Juventus può tranquillamente riprendersi anche con lui in panchina. 

Il fallo di Milla su Gonçalves, che ha dato il via all’azione del primo gol del Como a Firenze, sarà ricordato come il manifesto dell’Orsato designatore, così come il calcio sul petto di Pjanic a Rafinha sarà ricordato come quello dell’Orsato arbitro. Insomma, il ritorno della centralità del direttoreb di gara, le raccomandazioni UEFA e i soliti discorsi. Ma la lotta ai falletti e ai rigorini non significa ignorare un fallo come quello del centrocampista del Como e nemmeno avere l’umiltà, diciamo anche l’intelligenza, di correggersi da parte di Di Bello. Perché non è vero che in Serie A il metro generale sia diverso da quello, per dire, della Champions (ad oggi 22,7 falli a partita contro i 22,8 in Europa), e non lo è nemmeno il ricorso al VAR, una media di 0,2 volte a partita in Serie A contro lo 0,25 UEFA, escludendo i silent check. A esser tornata… arbitraria è la valutazione di alcuni episodi chiave. 

Episodi a parte, la Fiorentina ha la peggiore difesa di tutta la Serie A e la colpa è soltanto in parte di Vanoli adesso o di Grosso prima. Perché il reparto è quello su cui più di tutti è intervenuto Paratici fra Viery, Valdepensa, Jimenez, Joao Mario e Dragusin: al di là del rendimento scadente, non si può dire che qualcuno abbia fatto intravvedere la luce ed è quindi chiaro che a gennaio Commisso sarà chiamato a nuove spese, almeno per un laterale sinistro. Se per i dirigenti valesse lo stesso metro (sbagliato) usato per gli allenatori staremmo a fare discorsi diversi.

Quattro rimonte in sette giornate di Serie A: Napoli, Udinese, Roma e Bologna. L'Inter di Chivu ha già fatto della rimonta una specialità, con partite spesso spettacolari, Lautaro Martinez trascinatore e una squadra che sembra non arrendersi mai. Insomma, le strigliate di Chivu all’intervallo sono diventate quasi un genere giornalistico a parte, che nemmeno ha bisogno di molta fantasia: che cosa può dire un allenatore a una squadra che sta perdendo o giocando male? In realtà la cosa che davvero Chivu cambierebbe è il mercato, peraltro in gran parte concordato con lui: per motivi diversi Stones, Jones e Spence si avviano a essere fallimenti, o comunque sopravvalutati, Provedel è finito nella terra di nessuno del dualismo con Martinez e Stankovic, l’unico con reali prospettive, è utilizzato ancora poco. Insomma, l’Inter con il pilota automatico può rivincere lo scudetto ma non è migliorata. 

stefano@indiscreto.net