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Tiro a Spalletti

Stefano Olivari
Pubblicato il 19 ottobre 2026, 12:43 (Aggiornato il 19 ottobre 2026, 11:54)
Il derby fra ex commissari tecnici dell’Italia ha ufficializzato il rilancio, anzi il lancio, della carriera di Rino Gattuso e la bontà del teorema di Lotito, e cioè che sotto al livello dei campioni ci siano migliaia di calciatori uguali, che fanno bene o male a seconda del contesto. Ecco, si sarebbero potuti mescolare i giocatori di Juventus e Lazio, senza capire chi è stato pagato decine di milioni e chi niente. Questo il punto, al di là del linciaggio mediatico e social nei confronti di Spalletti, con Conte ovviamente indicato come uomo della Provvidenza. La Juventus di oggi è figlia della sovrapposizione degli errori di quattro dirigenze diverse succedutesi in tre anni: Calvo-Cherubini, Giuntoli-Manna, Comolli-Modesto e Carnevali-Massara, solo per citare i volti noti. Ma anche se questi dirigenti avessero fatto bene in ogni caso il ritmo dei cambiamenti avrebbe stroncato il lavoro di qualunque allenatore. Poi ci sta che a 67 anni Spalletti, con i suoi incomprensibili monologhi, abbia già dato, ma la sua storia dice che l’incapace non è certo lui e che la Juventus può tranquillamente riprendersi anche con lui in panchina.
Il fallo di Milla su Gonçalves, che ha dato il via all’azione del primo gol del Como a Firenze, sarà ricordato come il manifesto dell’Orsato designatore, così come il calcio sul petto di Pjanic a Rafinha sarà ricordato come quello dell’Orsato arbitro. Insomma, il ritorno della centralità del direttoreb di gara, le raccomandazioni UEFA e i soliti discorsi. Ma la lotta ai falletti e ai rigorini non significa ignorare un fallo come quello del centrocampista del Como e nemmeno avere l’umiltà, diciamo anche l’intelligenza, di correggersi da parte di Di Bello. Perché non è vero che in Serie A il metro generale sia diverso da quello, per dire, della Champions (ad oggi 22,7 falli a partita contro i 22,8 in Europa), e non lo è nemmeno il ricorso al VAR, una media di 0,2 volte a partita in Serie A contro lo 0,25 UEFA, escludendo i silent check. A esser tornata… arbitraria è la valutazione di alcuni episodi chiave.
Episodi a parte, la Fiorentina ha la peggiore difesa di tutta la Serie A e la colpa è soltanto in parte di Vanoli adesso o di Grosso prima. Perché il reparto è quello su cui più di tutti è intervenuto Paratici fra Viery, Valdepensa, Jimenez, Joao Mario e Dragusin: al di là del rendimento scadente, non si può dire che qualcuno abbia fatto intravvedere la luce ed è quindi chiaro che a gennaio Commisso sarà chiamato a nuove spese, almeno per un laterale sinistro. Se per i dirigenti valesse lo stesso metro (sbagliato) usato per gli allenatori staremmo a fare discorsi diversi.
Quattro rimonte in sette giornate di Serie A: Napoli, Udinese, Roma e Bologna. L'Inter di Chivu ha già fatto della rimonta una specialità, con partite spesso spettacolari, Lautaro Martinez trascinatore e una squadra che sembra non arrendersi mai. Insomma, le strigliate di Chivu all’intervallo sono diventate quasi un genere giornalistico a parte, che nemmeno ha bisogno di molta fantasia: che cosa può dire un allenatore a una squadra che sta perdendo o giocando male? In realtà la cosa che davvero Chivu cambierebbe è il mercato, peraltro in gran parte concordato con lui: per motivi diversi Stones, Jones e Spence si avviano a essere fallimenti, o comunque sopravvalutati, Provedel è finito nella terra di nessuno del dualismo con Martinez e Stankovic, l’unico con reali prospettive, è utilizzato ancora poco. Insomma, l’Inter con il pilota automatico può rivincere lo scudetto ma non è migliorata.
stefano@indiscreto.net
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