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Due gol a Pescara

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© LAPRESSE
Baldini nel recupero, la Supercoppa di prima, i votanti della Giunta CONI e il disegno contro Rocchi

La vittoria dell’Under 21 in Armenia non può essere venduta da Baldini come un’impresa, anche se la modalità, con il gol di Cissé al quinto minuto di recupero, è stata emozionante. Certo gli azzurri hanno dominato, respinti dalle traverse e dalle prodezze (incredibile quella su Cherubini a un metro di distanza) di Ghazaryan, ma lo hanno fatto contro le peggiore squadra del girone, nelle 8 partite precedenti 0 punti e 23 gol subiti. Questo non toglie che l’Italia sia rimasta padrona del suo destino e che per qualificarsi direttamente alla fase finale degli Europei (il prossimo giugno-luglio, in Albania e Serbia) le basterà, se così si può dire, battere lunedì nella Pescara cara a Baldini la Polonia con due gol di scarto. C’è anche lo scenario di qualificarsi come migliore delle seconde, battendo la Polonia di un gol e aspettando il risultato della Grecia, se no si andrà ai playoff. In ogni caso la qualificazione olimpica rimane difficilissima: per essere in campo a Los Angelese, a 20 anni dall’ultima partecipazione ai Giochi, bisogna prima qualificarsi per la fase finale dell’Europeo Under 21 (e l’Italia ce la può fare, direttamente o ai playoff) e poi arrivare nelle prime tre, situazione che nelle ultime quattro partecipazioni non si è mai verificata.

Dopo quattro edizioni consecutive in Arabia, le ultime tre con quattro squadre coinvolte, la Supercoppa italiana torna umilmente al passato e in Italia, visto che nessuno la vuole all’estero. Adesso è ufficiale che l’edizione 2026/27 si disputerà in partita unica, martedì 22 dicembre a San Siro: in campo Inter e Lazio, secondo la folle regola che dà la precedenza alla finalista sconfitta della Coppa Italia rispetto alla seconda del campionato. La Supercoppa non è il principale problema del calcio italiano, ma va detto che un senso sportivo ce lo aveva soltanto quando era a inizio stagione visto che era nata proprio come nostro Charity Shield. 

Nella vicenda Malagò-Abodi-Buonfiglio, che è giusto personalizzare visto che le regole sono tutte interpretabili (come dimostrano i giuristi di parte, che sostengono tesi opposte e bengono anche presi sul serio), la discussione è passata da chi viene eletto a chi vota. Perché la Giunta CONI di martedì, significativamente dopo Italia-Turchia, che dovrebbe decidere il commissariamento o il non commissariamento della FIGC è composta da 17 membri, di cui uno, il segretario Mornati, sicuro non votante. E fra i rimanenti 16 ci sono la Bianchedi, che si è dimessa da capodelegazione della Nazionale proprio per poter votare, Elisabet Spina, appena dimessasi da una commissione FIGC, e Malagò stesso, che potrebbe essere invitato da Buonfiglio a non votare (e se si rifiutasse di ubbidire?). Comunque la si veda, non è una questione di programmi per riformare il calcio. 

Poche righe per ricordare che il cosiddetto caso Rocchi è finito in niente anche dal punto di vista della giustizia sportiva, con una decisione condivisa dalla procura del CONI e da quella FIGC. Missione compiuta, comunque, da parte di chi ha montato e alimentato questo caso in malafede: ormai troppo tardi per Rocchi per presentarsi alle elezioni per la presidenza dell’AIA, ammesso che ne abbia ancora voglia. In tutto questo la Serie A ha assistito impotente al massacro, anche mediatico, del suo candidato.     

stefano@indiscreto.net