Turchia-Italia e le emozioni di Albertini all'esordio di Euro 2000

Turchia-Italia e le emozioni di Albertini all'esordio di Euro 2000

L'ex centrocampista azzurro ricorda il debutto nel torneo di Belgio e Olanda, avvenuto esattamente 21 anni fa proprio contro i turchi

Paolo Colantoni/Redazione Edipress

11 giugno

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Ha guidato il centrocampo azzurro negli Europei del 2000, sfoderando una lunga serie di ottime prestazioni. Sin dal match d’esordio, contro la Turchia, ha preso in mano la squadra, regalando geometrie, assist ed esperienza. Demetrio Albertini è stato il leader della nazionale italiana, in un campionato europeo bello, emozionante, ma che si è chiuso in modo amaro. «È stata la manifestazione nella quale ho giocato meglio, credo di non aver mai sbagliato una partita in tutto il torneo, ma allo stesso tempo rappresenta la delusione più grande della mia carriera. Eravamo a pochi secondi dalla vittoria di un torneo che meritavamo di portare a casa. Per me quell’Europeo rappresentava la rivincita dopo i Mondiali statunitensi persi ai calci di rigore, ma la delusione fu ancora più grande. Mi dispiace molto perché di quella manifestazione ho bellissimi ricordi. Peccato non essere riusciti a portare a casa la coppa». 

Tutto iniziò dalla gara contro la Turchia.

«Quel match fu molto importante, ma credo che prima sia doveroso fare un passo indietro. Partimmo per quell’Europeo tra lo scetticismo generale. Anzi, credo sia più giusto dire che nessuno credeva nelle nostre possibilità. Pochi giorni prima della gara d’esordio contro la Turchia, giocammo un’amichevole in Norvegia che perdemmo. Le critiche furono ferocissime. Qualcuno arrivò a chiedersi cosa partissimo a fare. Ma quelle critiche ci hanno aiutato e ci hanno fatto partire con grandissime motivazioni». 

Prima sfida con la Turchia, prima vittoria.

«Quei giudizi, quelle critiche ingiuste ed esagerate ci hanno compattato. Ci siamo ritrovati alla vigilia di Italia-Turchia con la voglia di dimostrare il nostro valore. La squadra era forte, nonostante quello che pensava la gente. Il gruppo dei giovani, Nesta, Cannavaro, Totti, Zambrotta, Inzaghi, ha rappresentato lo zoccolo duro della squadra che avrebbe vinto il Mondiale, poi c’eravamo noi della vecchia guardia. Era un giusto mix, creato per fare bene. E iniziammo subito bene contro i turchi, una partita che non era per niente facile». 

L’Italia sblocca il risultato con Antonio Conte.

«Che formava il terzetto di centrocampo insieme a me e Fiore. Contro la Turchia mister Zoff schierò questo terzetto, poi nel corso del torneo si alternarono anche Ambrosini e Di Biagio, che ci diedero una mano. Ma io non sono mai uscito, ho giocato sempre (ride)». 

Dopo il gol di Conte, la doccia fredda.

«Passammo in vantaggio, poi ci recuperarono e alla fine vincemmo con un gol di Inzaghi. Partire bene era fondamentale. In qualsiasi competizione la prima partita è la più importante. Ti permette di iniziare bene e a volte è già decisiva. Noi contro i turchi giocammo davvero un bel calcio e portammo a casa un risultato che ci permise di aumentare la consapevolezza nei nostri mezzi. E all’esterno si iniziò a parlare di noi». 

Come preparò Dino Zoff quella sfida?

«Il mister era stato un calciatore, un grande calciatore, uno che ha vinto un Mondiale. Sapeva che la squadra andava caricata e responsabilizzata. Prima della gara ci radunò e ci disse che tutto quello che veniva detto fuori non contava nulla. Che noi eravamo i responsabili delle nostre eventuali vittorie o sconfitte. Che dipendeva tutto da noi, e che avevamo tutti i mezzi necessari per battere i turchi e fare un grande Europeo». 

Da quel momento in poi inizia il cammino fino alla finale. C’è una gara, su tutte, che ti piace ricordare? 

«Non voglio sembrare presuntuoso o esagerare, ma io credo di aver sempre giocato alla grande. In quell’Europeo, e lo dico con orgoglio, credo di aver sempre disputato partite di livello. È stato il torneo internazionale in cui sono riuscito a esprimermi al meglio. Regalai un paio di assist, mi sono sacrificato quando c’era da lottare e ho cercato di creare gioco quando era necessario». 

Come, purtroppo, la finale. 

«Eravamo a pochi secondi dalla vittoria. Noi la partita l’abbiamo persa nel momento in cui abbiamo subito il pareggio. Non nei supplementari. Un conto è arrivare all’extra time con un epilogo normale. Un conto è dopo aver preso quel gol in quel modo. Ed è un peccato perché a livello di gioco, contro la Francia, noi disputammo una grande partita. Tutti ricordano la sfida contro l’Olanda, ma in quella gara subimmo per tutto il match, essendo rimasti in dieci dopo pochi minuti. Con la Francia giocammo benissimo, ma purtroppo non fu sufficiente». 

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