Quando il Psg era "piccolo", 5 calciatori di culto da ricordare

I parigini a lungo sono stati lontani parenti del club dominatore a livello europeo. Ripeschiamo quindi 5 giocatori mitici di quell'epoca in cui addirittura rischiava la retrocessione, in alcuni casi

Quando il Psg era "piccolo", 5 calciatori di culto da ricordare

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 29 maggio 2026, 17:51

C'è stato un periodo in cui il Psg non vinceva niente, a differenza di oggi. Sicuramente meno, all'epoca, di altri club francesi che arrivavano spesso in fondo alle competizioni europee, Champions in testa, dal Marsiglia al Lione, dal Saint-Etienne al Monaco.

Il club parigino vinceva poco ma spendeva molto, non come oggi ma di sicuro apriva il portafoglio. E prendeva giocatori magari di nome ma non in grado di conquistare trofei se non al massimo una Coppa Intertoto per entrare nel tabellone di Coppa Uefa o qualche coppetta nazionale.

Ne abbiamo presi cinque di questi calciatori di culto, alcuni dei quali chissà dimenticati persino da voi.

 

 

 

 

Jay-Jay Okocha

Formidabile giocoliere nigeriano che ancora oggi compare in quei video vintage degli anni Novanta e Duemila. Al Paris Saint-Germain ci giocò dal 1998 al 2002, proveniente dal Fenerbahce. Dribblomane impossibile da collocare tatticamente, il classico 10 che se in giornata diventa imprendibile altrimenti è un peso per tutta la squadra. Quattro stagioni a Parigi e zero titoli, prima di finire al Bolton, nella classe media inglese, a deliziare un pubblico non esattamente abituato a certe giocate.

 

 

 

 

Ronaldinho 

In una specie di staffetta tra fantasisti di enorme qualità, il brasiliano arrivò al Psg nel 2001, con i capelli corti e i dentoni bene in vista. Maglia numero 21, altro che 10, almeno all'inizio, prima della cessione di Okocha, in una squadra poco competitiva anche se ricca, appunto di presunti grandi nomi. Ronaldinho approda nella capitale francese per appena 5 milioni di euro dal Gremio e da giocatore del Psg conquisterà il Mondiale con il Brasile nel 2002. In Francia invece qualche giocata spettacolare ma mai oltre il quarto posto in due stagioni prima della cessione al Barcellona. 

 

Vampeta

Mito assoluto, secondo brasiliano del nostro elenco. Arrivato all'Inter nel 2000, agli albori di una stagione disastrosa per i nerazzurri inaugurata comunque da Vampeta con un gollonzo in Supercoppa Italiana, persa contro la Lazio. Ceduto subito comunque al primo mercato disponibile, a gennaio 2001, dopo una serie di lamentele e mal di pancia, mentre l'Inter cambiava allenatore. L'insostenibile lentezza di un centrocampista che in patria invece era stabilmente nel giro della nazionale. Cessione in fretta e furia al Psg nel pacchetto messo su dall'Inter per arrivare a Dalmat. Altri sei mesi e sarebbe stato messo su un altro aereo da Parigi in direzione Flamengo.

 

 

 

 

Marco Simone

Non molti lo ricorderanno, ma l'ex attaccante del Milan trovò una seconda patria in Francia, tra 1997 e 2001. Due stagioni al Psg, di cui fu anche capitano, e due successivamente al Monaco. Il solito contributo di gol ed elettricità, attirato sicuramente dal voler provare un campionato dove non è che molti italiani avessero militato. Miracoli della legge-Bosman, senza dubbio. Impatto immediato, almeno nelle competizioni in Francia, con la vittoria in Coppa e Supercoppa nel 1998 in una squadra che giocava con tre punte vere, alla faccia dell'equilibrio: Simone, Loko, Ouedec. 

 

Ray Wilkins

E a proposito di ex milanisti e prima della comparsata di Beckham, un altro inglese era passato dal Psg. Appena sei mesi nel lontano 1987, quando i parigini per poco non retrocessero in seconda serie. Una manciata di presenze per lui in uscita proprio dai rossoneri, poi l'approdo ai Glasgow Rangers per 250mila sterline dell'epoca. Una clamorosa meteora in un'epoca in cui gli stranieri nel campionato francese erano merce rara.

 

 

 

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading

Quando il calcio divise il Río de la Plata: le conseguenze della finale del 1930

Uruguay e Argentina si fronteggiarono il 30 luglio in una partita dai toni molto aspri che ebbe ripercussioni anche fuori dal rettangolo di gioco

Abel Balbo, il linguaggio del gol

Ritratto di un attaccante che in Italia è sempre stato uno dei più prolifici