Euro 1992, la rivincita di Henrik Larsen: il flop del Pisa diventato eroe danese

Dalla retrocessione in Toscana ai gol contro Francia e Olanda: così Larsen trascinò la Danimarca nel miracolo europeo del 1992.
Euro 1992, la rivincita di Henrik Larsen: il flop del Pisa diventato eroe danese

Tommaso Guaita/EdipressTommaso Guaita/Edipress

Pubblicato il 16 maggio 2026, 08:34

Europeo 1992. La Cenerentola Danimarca ripescata affronta la favoritissima Francia del CT Platini, di Papin e Cantona il 17 giugno e a sorpresa, la prima di un cammino trionfale che ha del miracoloso, ne esce vittoriosa. A Malmö, il primo gol lo segna un lungagnone che per i database è 1,88 metri per 88 chilogrammi, una specie di tronco d'abete piazzato in mezzo a un campo da calcio. Uno che a Pisa, nel 1990-91, ha concluso con la retrocessione in B una stagione piuttosto deludente: Henrik “Store” Larsen, il più Cenerentolo del gruppo.

 

 

 

 

Henrik Larsen e il Pisa: una stagione difficile prima dell’Europeo 1992

 

Nella sua prima esperienza in Toscana, chiusa dalla squadra al sedicesimo posto e con la retrocessione, colleziona pochissime gioie, una sola per la precisione: il 20 gennaio 1991 all'Olimpico di Roma, apre le danze per il 2-0 dei suoi nel pomeriggio di cordoglio per l'addio a Dino Viola. Tra le facce tristi dei romanisti, che salutano in lacrime il grande presidente del secondo Scudetto in un Olimpico semideserto, Larsen segna di testa da pochi passi il primo gol della sua squadra. Non si ripeterà. Negli Europei di Svezia, Larsen non era dato come potenziale titolare. Ha preso il posto di Kim Vilfort – che segnerà uno dei due gol nella finale vinta contro la Germania – il quale è dovuto rientrare in tutta fretta a Copenhagen per assistere la figlia di otto anni, Line, malata di leucemia e in gravi condizioni. Esempio palese di come a volte la tragedia di qualcuno può essere la svolta per qualcun altro.

 

 

 

 

Danimarca-Francia 1992: il gol di Larsen che cambiò l’Europeo

In Italia è stato scartato per fare spazio all'argentino Simeone e solo rientrando in patria, al Lyngby, ha riacquistato un po' dello smalto che aveva spinto Anconetani a investire su di lui. Pensare che il suo ritmo compassato possa creare difficoltà al dirimpettaio Deschamps sembra un'utopia, ma già dopo otto minuti del primo tempo Henrik trova il gol. Cross del terzino destro Sivebaek, la palla attraversa l'area ed è raccolta da Povlsen che la rimette in mezzo, Laurent Blanc sfiora ed ecco spuntare quel lungagnone biondo, inatteso più di una giornata di sole sulle coste della Groenlandia, rapido (si fa per dire) a mettere in rete l'1-0. A centrocampo lui e Brian Laudrup sono imprendibili per Deschamps e Durand e tra gli olè dei quindicimila venuti in Svezia in traghetto dalla Danimarca – il ponte di Öresund che collega le due nazioni scandinave non è ancora stato costruito – sono il motore di una squadra che esce vittoriosa 2-1 in quel confronto impari, qualificandosi come seconda del gruppo. Per festeggiare il tecnico Møller Nielsen porta tutti a cena al fast-food.

 

 

 

 

La doppietta all’Olanda e la favola danese a Euro ’92

 

I tifosi pisani che hanno ammirato Larsen in televisione non hanno creduto ai propri occhi, ma il bello per Henrik e la sua nazionale deve ancora venire. In semifinale, contro l'Olanda di Gullit, Rijkaard e Van Basten, i bookmakers prevedono una mattanza, ma ancora una volta spunta Larsen. Il mediano difensivo scartato dal Pisa, giova ricordarlo, con una doppietta porta i suoi prima sull'1-0 e poi sul 2-1 e solo un gol di Rijkaard a quattro minuti dal termine allunga l'agonia orange sino ai rigori. Dal dischetto sbaglia Van Basten, Henrik no. Si presenta per primo dagli undici metri e batte senza paura il monumento Hans van Breukelen, un Europeo e una Coppa dei Campioni con il PSV in bacheca. È l'apice della sua rivincita e Anconetani, che l'ha solo prestato al Lyngby, si frega le mani per aver ripescato una pepita d'oro dal cestone delle cose gettate via. “Noi danesi abbiamo insegnato a tutti che il calcio può anche essere gioia, amicizia e semplicità” dichiara  Larsen alla vigilia della finale vinta 2-0 contro la Germania e, a quel punto, il Pisa comincia a premere per riaverlo in rosa il neo-capocannoniere del torneo. Al suo arrivo sotto la Torre Henrik ha firmato un contratto di quattro anni, ma dopo averlo prestato al Lyngby è sorta qualche complicazione burocratica – la prima? Il giocatore è passato dall'essere considerato brocco a campione – così Anconetani deve ricorrere all'aiuto della FIGC per sbloccare la trattativa.

 

 

 

 

Il ritorno al Pisa, la fuga dall’Italia e la cittadinanza onoraria

 

La UEFA dà ragione al club italiano e così il centrocampista danese, rivelazione tra le rivelazioni, rientra in Italia nonostante lo aspetti un'annata in cadetteria, non il massimo per un fresco eroe nazionale. Ma per un Cenerentolo non dovrebbe essere un problema sporcarsi un po' le mani. Oggi Larsen ricorda il suo primo anno in Toscana con piacere, con direttore tecnico Mircea Lucescu, ma il secondo passaggio non deve essere stato altrettanto soddisfacente, visto che a metà novembre, in rotta con Anconetani che tende un po' ad abusare dei ritiri punitivi, decide di scappare in Danimarca e abbandonare per sempre l'Italia. Viene ceduto, ancora in prestito, all'Aston Villa, dove non disputa nemmeno una gara e la sua carriera si arena sino al ritorno in patria. I giorni felici all'Europeo di Svezia sembrano lontanissimi, ma Pisa diventerà comunque una seconda casa per lui, tanto che nel 2023 riceverà addirittura la cittadinanza onoraria. Un concentrato di sorprese, questo Henrik Larsen.

 

 

 

 

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