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Thomas Doll, dalla DDR alla Lazio: la storia tra Stasi e calcio

Andrea Romano/Edipress
Pubblicato il 9 aprile 2026, 08:23 (Aggiornato il 9 aprile 2026, 12:53)
Due piedi da fantasista spinti da polmoni da incontrista. Nel corso della sua carriera Thomas Doll è stato tante cose e tutte insieme. Spesso anche in maniera contraddittoria. Tanto la storia della sua vita personale e sportiva assomiglia più a un thriller che a un romanzo di formazione. Merito anche di un incipit tutto particolare, che ha visto un ragazzo (che il 9 aprile compie sessant’anni) della DDR sviluppare un rapporto controverso con la sua terra.

Le accuse
Tutto inizia il 9 aprile del 1966 a Malchin, un agglomerato di poco più di settemila abitanti situato a 170 chilometri a nord di Berlino. È una periferia destinata a non avvicinarsi mai al centro. Un luogo dove non succede mai niente che merita di essere ricordato. Thomas nasce in una famiglia umile. Sua madre è una segretaria. Suo padre, invece, è un economo comunale. Un lavoro tranquillo, di responsabilità, retribuito dignitosamente. Thomas gioca nella squadra locale, il Lokomotiv Malchin. Poi a 14 anni passa all’Hansa Rostock. I biancoblù lo considerano una grande promessa. Proprio gli allenatori delle Nazionali giovanili. Solo che a un certo punto succede qualcosa che rischia di allontanarlo dal pallone. È il Natale del 1983. Thomas ha 17 anni. Suo padre torna a casa con le lacrime che precipitano giù dagli occhi. Lo hanno licenziato in tronco. Gli avevano spedito in pacchetto dalla Germania est. Dentro c’erano dei regalini di Natale, dei dolcetti e un orologio al quarzo per suo figlio. Era troppo. La DDR non era disposta a tollerare tanta sfacciataggine. Così accuso l’uomo di «Contatti con il mondo capitalista». Anche per Thomas le cose si mettono male. Gli viene proibito di lasciare il Paese. Così è costretto a perdersi un importante torneo internazionale che si giocava a Groningen, in Olanda. E viene anche sospeso dalle Nazionali. Per il ragazzo è un conto troppo salato. Medita l’addio al calcio. Poi i genitori gli consigliano di continuare.

Finalmente il calcio
L’anno successivo debutta in prima squadra con l’Hansa. Poi nel 1986 passa alla Dynamo Berlino. Non è una squadra normale. Perché è il club della Stasi, la polizia segreta della Germania Est. Il suo dominio nel campionato locale sembra inscalfibile. Tanto che fra il 1978 e il 1988 vince dieci scudetti consecutivi. Doll contribuisce attivamente alla conquista degli ultimi due titoli. Per due anni vive come un privilegiato. Gli viene assegnato un appartamento di 64 metri quadrati. Guadagna cinque volte più degli altri. Poi però la Storia cambia tutto. Crolla il muro di Berlino. Le due Germanie si fondono in una Nazione e in una Nazionale sola. Doll è semplicemente troppo forte per restare ai margini del calcio. Così viene preso dall’Amburgo. Le cose però sono complicate. Thomas si infortuna subito. E quando rientra ci vuole tempo per ritrovare la condizione. Troppo. L’Amburgo scivola al sedicesimo posto in classifica. Si inizia a parlare di retrocessione. Poi parte una rimonta incredibile che porta la squadra in Coppa Uefa. Doll sfodera delle prestazioni sontuose. Tanto da venire votato come il miglior giocatore tedesco dell’anno. Il suo destino cambia ancora nell’estate del 1991. Dopo una stagione da 19 reti, Paul Gascoigne si procura un grave incidente al ginocchio nella finale di FA Cup contro il Nottingham Forest. I medici dicono che dovrà restare fermo un anno. La Lazio, che stava per chiudere per il centrocampista inglese, si trova spiazzata. Il ds Regalia è in difficoltà.

Poi ecco che gli si accende una lampadina. Si ricorda di quel giocatore con i riccioli biondi e la capacità di far segnare qualsiasi compagno. La trattativa dura pochissimo. La Lazio versa 13 miliardi di lire all’Amburgo. E Doll diventa il calciatore più costoso del campionato. Il feeling con Zoff, l’allenatore dei biancocelesti, è immediato. «Mi ha detto di essere solamente me stesso – dice Doll – giocherò sia sulla destra che sulla sinistra, ma preferibilmente partirà dal centro, dalla trequarti avversaria. Non avrò compiti solamente offensivi. Tornerò anche indietro come ho fatto con l’Amburgo, anche se molti mi hanno detto che non è necessario. Io non voglio questo: io non intendo che nessuno faccia il lavoro anche per me». L’ambientamento di Thomas alla Lazio è immediato. Nonostante qualche piccolo incidente. Il 21 agosto la «Banda del cerino» torna in azione. Con otto diversi raid che dai Parioli sono arrivati fino al Tiburtino. In una di queste «azioni» va a fuoco anche la «Chevrolet Chejenne» di Doll. Il centrocampista era andato a trovare il compagno di squadra Karl-Heinz Riedle a via Flaminia Vecchia. E nel frattempo i vandali hanno cosparso di benzina la sua auto e le hanno dato fuoco. Il suo primo anno è già da incorniciare. Segna in totale sette gol. E già a gennaio viene votato come il migliore straniero della Serie A. Pochi giorni più tardi succede qualcosa di incredibile. Jorge Kretzschmar, un calciatore dell’Hanover, accusa Doll di essere stato un informatore della Stasi all'epoca della Dinamo Berlino. Il suo compito sarebbe stato quello di avvertire la Stasi quando qualcuno pensava di passare dall’altra parte del muro. Thomas non ci sta. Risponde di non aver nulla a che fare con la polizia segreta. Il collega, dice, si è inventato tutto. «Ho sempre giocato a calcio – garantisce – quello che ho me lo sono conquistato sul campo». L'annata successiva è più complessa. Doll si gioca il posto con Winter e con Gascoigne. E i problemi fisici cominciano a minare il suo rendimento. Una volta, durante un ritiro in Austria, Riedle, Gazza, Signori e Doll usano il pomeriggio libero per giocare a golf. E il centrocampista tira così forte da infortunarsi al fianco. La seconda stagione nella Capitale è sottotono: venti presenze, quattro reti complessive. La Lazio finisce quinta e torna in Europa. La terza annata è ancora più deludente. A gennaio Doll va in prestito all’Eintracht. Inizia il periodo dei continui ritorni. In estate si allena con la Lazio, poi finisce di nuovo a Francoforte e infine al Bari. Il meglio sembra essere alle spalle. Il ritorno all’Amburgo è l’ultimo atto di una carriera luminosa che avrebbe potuto essere addirittura abbacinante.
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