Quando Napoli-Cagliari era un incrocio futuro tra Ranieri e Fonseca

Claudio ha allenato gli azzurri dopo aver lasciato i sardi mentre l’uruguaiano sarebbe passato dai rossoblù al San Paolo per giocare in azzurro

Quando Napoli-Cagliari era un incrocio futuro tra Ranieri e Fonseca

Tommaso Guaita/EdipressTommaso Guaita/Edipress

Pubblicato il 30 agosto 2025, 18:02

“Sorrisi”. Careca decide di battezzare così la doppietta siglata al Cagliari l’8 dicembre 1991. Ha importato l’usanza dal Brasile, ma negli ultimi tempi la porta sembra piccola e lontana e gli è capitato di rado. “Care Care Care tira la bomba, tira la bomba” cantano dalla Curva B, ma le sue cannonate sparano a salve. Il nuovo tecnico Ranieri sembrava essere riuscito a regalargli una seconda giovinezza a trentuno anni, ma l’Antonio si è inceppato dopo quattro gol nelle prime sei, segnandone solo uno nella seconda mezza dozzina. Poi al San Paolo arriva il Cagliari.

 

 

 

 

Quei cambi tra i club

Il primo Napoli di sor Claudio, per tre anni sulla panchina dei rossoblù, accompagnati dalla C1 alla salvezza in A, è nato sotto una cattiva stella. O meglio, senza la stella: Maradona, dopo sette anni, due Scudetti e una squalifica per doping se n’è andato. Il cielo sopra Fuorigrotta è meno azzurro, ma la squadra macina punti. Per i corridoi di Soccavo gira un sardo piccoletto e pieno di talento che ha rubato al Pibe qualche segreto di magia e a lui Ranieri non rinuncia mai: Zola, ormai titolarissimo, ha iniziato la stagione toccando vette albicelesti e con sette gol è il vicecapocannoniere del campionato. Dopo aver chiuso ottavo l’annata 1990-91, un Napoli orfano e pieno di debiti è dato da tutti in pieno declino, ma Ranieri lo risolleva. Bastano gli arrivi di Blanc, De Agostini e Padovano per far tornare la piazza a sognare lo scudetto. Con i trucchi di Zola e le stoccate di Careca è tutto più facile. Il Cagliari dei tre uruguaiani, invece, veleggia in mezzo alla burrasca. A Herrera e Francescoli è stato aggiunto Daniel Fonseca, ventuno anni, due gran dentoni e inafferrabile in campo aperto. Il suo impatto con la A, come quello dei rossoblù, è stato pessimo, ma quello con il San Paolo è devastante. Nelle prime sei giornate, con l’ex napoletano Giacomini come allenatore, Fonseca non riesce a segnare e il Cagliari sprofonda al penultimo posto. Poi arriva Mazzone – altro romano che nel 1997 siederà sulla panchina azzurra – e trova il gol in quattro occasioni. Se Careca è partito sprintando, Daniel ha scelto il diesel. Finiranno a giocare in coppia al Napoli.

 

 

 

 

Quegli incroci

In uno stadio raffreddato, che anticipa le gelate natalizie, “il castoro” di Montevideo decide di innestare le marce alte e in meno di venticinque minuti si ritrova tre volte a tu per tu con Giovanni Galli, graziandolo a ogni occasione. Al cospetto delle sgasate e degli strafalcioni di Fonseca, troppo rapido di gambe per starci dietro con il pensiero, Careca, sornione, attende. Alla mezz’ora Ielpo respinge due volte, prima Corradini e poi Crippa, ma quando la palla ricade sui piedi del brasiliano sanno tutti come finirà: 1-0. Dopo il vantaggio, il Napoli si stappa. Di nuovo Careca, che fa sette in tredici partite, su invito dell’altro migliore in campo Corradini supera in velocità la difesa rossoblù e fa gol con un graffio in diagonale. Nella ripresa, l’espulsione di Firicano all’ottavo toglie ogni velleità ai sardi e il Napoli dilaga: prima un bel colpo di testa di Francini su assist di Crippa e poi un rigore di Padovano. Pure l’“incompreso” Laurent Blanc, futuro campione del Mondo che per l’Italia è troppo lento, prova a partecipare, ma la sua conclusione si stampa sulla traversa. La partita si chiude 4-0 e il Napoli resta in scia alla Juve a quattro lunghezze dal nuovo Milan “invincibile” di Fabio Capello. Il Cagliari, quartultimo a nove punti, rivede gli spettri della retrocessione, ma partita dopo partita riesce a salvarsi senza troppi affanni. Anche se viene ridimensionato da un sonoro 5-0 subito a San Siro il 5 gennaio dai capoclassifica rossoneri, il Napoli continua la sua stagione di sorrisi sino alla fine e Careca chiude con quindici gol. Nonostante un calo tra febbraio e inizio marzo, quando perde tre volte in cinque gare, chiude quarto e in Coppa Uefa. Il Cagliari, dopo undici punti nel girone di andata, ne totalizza addirittura diciotto in quello di ritorno, confermando con Mazzone quanto di buono costruito nei tre anni precedenti. Quando al Sant’Elia, in un afoso 26 aprile 1992, Cagliari e Napoli si sfidano per la tredicesima giornata di ritorno, fa festa solo Ranieri ma sono tutti contenti. In mezzo alle ovazioni dello stadio e con una targa ricordo stretta tra le mani, nella “sua” Cagliari Sor Claudio si gode l’amore di un popolo che lo acclama a dispetto della goleada dell’andata. Stavolta il Napoli non infierisce e se Fonseca – che i giornali danno già come prossimo al passaggio in azzurro – manca per infortunio (politico?), pure il gioco latita. Il punticino è comunque utile ai rispettivi obiettivi. Dopo la tempesta dell’andata, Cagliari e Napoli scelgono la non belligeranza: tra strani intrecci, vecchi legami e incontri futuri, mai come quell’anno i destini delle due squadre sono stati collegati.

 

 

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