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Roma, nel 1985 estate a Brunico in cerca di riscatto
Boniek e Gerolin i volti nuovi di una squadra ferita dall’addio di Falcão e dai risultati deludenti

Paolo Valenti/Edipress
Pubblicato il 14 luglio 2025, 16:59
Estate 1985: per la Roma la stagione che sta per cominciare deve essere quella del riscatto, dopo un campionato finito malinconicamente con un settimo posto che l’ha esclusa dalla partecipazione alle Coppe europee, nonostante un organico di primo livello e le attese di una tifoseria che si era abituata a guardare il mondo dall’alto in basso. Il raduno ha inizio nel pieno dell’estate romana: il 21 luglio la squadra viene presentata alla Villa del Sole, location sull’Aurelia Antica scelta dal presidente Viola per il taglio del nastro della nuova annata sulla quale, al di là dei sorridenti convenevoli che la circostanza impone, si allungano le ombre di diverse situazioni irrisolte. In primis, quella che riguarda il divino Falcão, col quale è in corso una controversia legale con la quale la società è decisa a sciogliere l’oneroso contratto che la lega al brasiliano, che nel campionato precedente ha messo insieme solo quattro presenze. La definizione della sua posizione, in anni in cui il numero degli stranieri permesso è ridotto a due soli tesserati, ha inevitabilmente riflesso su quella di Boniek, acquistato proprio in quella sessione di mercato, e Cerezo, anche lui ai ferri corti con Viola per questioni legate al prolungamento del contratto.

La squadra parte la sera in vagone letto, destinazione Brunico, dove si terrà la prima fase della preparazione. Per Eriksson è la seconda con la Roma. L’allenatore svedese, nelle interviste rilasciate durante quelle lunghe giornate in montagna, dichiara di aver fatto tesoro dell’esperienza accumulata nel primo anno in Italia, caratterizzata dai molti infortuni dei suoi giocatori. Le tabelle di allenamento vengono riviste di conseguenza. Ma è soprattutto sul valore aggiunto che potranno dare i nuovi innesti che il tecnico fa affidamento per risollevare il valore di una squadra poco performante l’anno precedente: Boniek e Gerolin. Il loro dinamismo e l’innato senso della verticalità che caratterizza il loro gioco sono perfetti per dare vigore agli schemi dello svedese, fatti di gioco a zona e pressing.

Particolarmente lucido l’approccio di Bruno Conti a una stagione che lo porterà a difendere in Messico il titolo mondiale conquistato nel 1982. "Ci prepariamo a disputare un grandissimo campionato" dichiara ai giornalisti il giorno della presentazione. "Saremo la vera sorpresa. Con Boniek ci divertiremo a fare impazzire le difese mentre Pruzzo sarà appostato per piazzare il colpo di grazia. Non dico che sarà tutto semplice, ma non siamo secondi a nessuno". Parole che, col senno di poi, sorprendono per la loro capacità di analisi predittiva: la Roma contenderà lo scudetto alla Juventus fino all’ultima giornata, Pruzzo vincerà la classifica dei cannonieri con il suo record personale di reti in campionato (19) e la squadra mostrerà un calcio moderno e avvincente. Anche questo pronosticato dalle parole di Conti: "Abbiamo superato il rodaggio imposto dalla trasformazione del gioco con l’arrivo di Eriksson. Ora ci intendiamo al volo, credo che sarà proprio difficile batterci". Parole da oracolo che la stagione 1985-86 confermerà con i fatti.

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