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Bruno Pizzul, la voce dell’Italia calcistica dell’ultimo fine secolo
Successore di Nando Martellini, il giornalista friulano raccontò la nazionale e le vicende delle squadre italiane in Europa fino al 2002

Paolo Valenti/Edipress
Pubblicato il 5 marzo 2025, 17:36
Dopo Nando Martellini, narratore della televisione di Stato per le partite della nostra nazionale, dalle amichevoli ai campionati del mondo, toccò a Bruno Pizzul prendere in mano il microfono più ambito in ambito sportivo dell’ultimo squarcio del XX secolo. Con la sua voce squillante, si compiva una transizione evidente nel modo di raccontare il calcio in diretta: Martellini filtrava le emozioni rivestendole di ufficialità istituzionale, Pizzul le faceva indossare abiti più informali senza per questo sottrarle intensità e valore, non rinunciando a quella sobrietà che le cronache di oggi rifuggono. Segno dei tempi che stavano cambiando, di una società che si scrollava di dosso vecchi dogmi e si affacciava verso nuove modalità di relazione sociale e di comunicazione.

Calciatore, professore e giornalista
Martellini era il padre austero, Pizzul quello dal quale ricevere un sorriso in più. Poliedrico il suo modo di esprimersi: la passione per il calcio la rappresentò innanzi tutto sul campo, giocando con varie squadre, tra le quali Catania, Ischia e Udinese. Si laureò in giurisprudenza e insegnò alle scuole medie. Calcio e studio riuscì a farli incontrare nel giornalismo, anche se fu abbastanza bizzarro il modo in cui cominciò la professione. Sul finire degli anni Sessanta, la Rai di Trieste organizzò un concorso per programmista: non essendosi presentato nessuno, venne invitato a partecipare perché giovane laureato. Quando arrivò alla commissione d’esame, Pizzul si trovò davanti Paolo Valenti che, viste le sue qualità, gli consigliò di fare il concorso per radio-telecronisti, grazie al quale venne assunto insieme a gente del calibro di Bruno Vespa e Paolo Frajese. Cominciò così una carriera intensa, durante la quale il suo viso compreso tra le cuffie e il microfono entrò gradualmente a far parte delle icone nazional popolari. Dapprima cronista delle partite di Coppa, divenne la voce narrante della nazionale a partire dai mondiali del 1986, quando subentrò a Martellini, incappato in un malore causato dall’altitudine.

Da Martellini a Pizzul
Un passaggio di testimone che, letto a posteriori, ha qualche similitudine con l’avvicendamento sulla panchina azzurra di quell’anno, sulla quale Vicini andò a occupare il posto di Bearzot. Di quella giovane Italia sorresse le speranze (Euro 88) e la grande delusione (Italia 90) con un afflato sempre distinguibile nei toni, spesso accesi ma mai fuori misura, delle sue telecronache che, contrariamente al predecessore, non ebbero la fortuna di raccontare la vittoria di un torneo della nazionale. Maggiore soddisfazione poté esprimere nelle finali delle Coppe europee che le squadre italiane vincevano nei suoi anni, a partire dal Milan che alzò la Coppa delle Coppe nel 1973 fino ad arrivare ai trofei conquistati da Lazio (ultima edizione di Coppa delle Coppe) e Parma (Coppa Uefa) nel 1999. Furono sempre le sue parole a glorificare l’epopea del Milan di Sacchi e a esprimere la sensibilità necessaria per raccontare i fatti drammatici dell’Heysel. Il suo rapporto con la Rai si concluse il 21 agosto 2002, quando da Trieste raccontò l’amichevole Italia-Slovenia (0-1). Con lui se ne va un testimone importante di un mondo diverso che fa ormai parte dei libri di storia.
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