Il cuoio

Calciomercato: Baggio alla Juve, Firenze furiosa

Estate 1990: il fantasista passa ai bianconeri per 25 miliardi più Buso tra il risentimento e le proteste dei tifosi della Fiorentina  

Firenze era in subbuglio da mesi; il Conte Pontello più d’una volta s’era trovato cortei di tifosi viola sotto casa, o meglio lungo il percorso tra la sua abitazione e i suoi cantieri. In altre occasioni gli era capitato di stare cenando in un ristorante del centro e di essere avvicinato da eleganti clienti tifosi viola i quali, con modi cortesi ma sprezzanti al tempo stesso, gli ricordavano che è inutile vantare titoli nobiliari se poi non si hanno i soldi. I soldi per fare cosa, in particolare? Per trattenere Roberto Baggio a Firenze, ovviamente; per non recidere il legame tra una città, con la tifoseria viola come avamposto sentimentale e volano di rivendicazione, e il suo fuoriclasse più grande e rappresentativo dai tempi di Giancarlo Antognoni.

Il legame con la Fiorentina e la città


Ma Baggio cosa diceva, nel frattempo, durante una stagione quasi paradossale, con la Viola che in campionato annaspava per non essere risucchiata del tutto dalle sabbie mobili della zona retrocessione e che in Coppa Uefa invece inanellava partite sempre più convincenti, tanto da arrivare a raggiungere la finale proprio contro la Juventus che stava tentando in ogni modo - e con ogni cifra - di portar via da Firenze il fantasista vicentino? In sostanza, laconicamente, Baggio ripeteva come un mantra un solo concetto: di non voler venir via da Firenze, di sentirsi legato indissolubilmente tanto alla città quanto alla tifoseria e che se proprio doveva accadere, altri si sarebbero poi dovuti assumere la responsabilità di spiegare i fatti a una piazza in subbuglio più o meno dal mese di gennaio del 1990, via via sempre più ostile, alla fine inferocita contro una società che aveva intessuto e ricamato non soltanto una trattativa, ma anche una via preferenziale per Gianni Agnelli. Ci aveva provato anche il Milan, velatamente e con Berlusconi che aveva sondato in prima persona, ma i Pontello avevano sempre assicurato alla società più detestata dai tifosi viola che avrebbero dato priorità all’offerta di Madama. Una doppia scaturigine di rabbia; tripla, se consideriamo l’epilogo delle due finali Uefa contro i bianconeri, con la Fiorentina costretta a disputare il ritorno casalingo sul neutro di Avellino e con più di una recriminazione per le decisioni arbitrali. Parlava poco e in modo quasi sempre sibillino Antonio Caliendo, il procuratore di Baggio, che fino al giorno dell’annuncio della cessione, che nelle sue tasche avrebbe portato tre miliardi di lire, era sembrato poco più di un turista interessato, con poche parole strategiche il cui succo era sempre il medesimo: dipende dai Pontello, dalla loro volontà o meno di trattenere il giocatore a Firenze. Alla fine la Fiorentina otterrà dalla Juventus 25 miliardi di lire più il cartellino di Buso.

Il risentimento dei tifosi viola

In mezzo, proprio affinché non mancasse nulla alla (apparente) complessità della trama di una vicenda il cui finale col senno di poi appariva scontato quasi da subito, bisogna aggiungere che si era alla vigilia del campionato del mondo che si sarebbe disputato in Italia, con la Nazionale di Azeglio Vicini che si era radunata a Coverciano. Quei giorni di maggio bruciavano nella gola e negli occhi dei tifosi fiorentini tra risentimento e lacrimogeni, con Baggio costretto a raggiungere il centro d’allenamento sdraiato in una volante della polizia. Nessuno meglio di lui, negli anni a seguire, avrebbe sintetizzato meglio quel periodo: "Ero circondato dal risentimento di quelli che avrei voluto fossero ancora i miei tifosi".

La guerra per Baggio