Il cuoio

29 luglio 2001: la prima storica Copa America della Colombia

Nella violenza delle infinite guerriglie urbane del Paese andino, Ivan Ramiro Cordoba regalò ai Cafeteros un trionfo che andò oltre il mero valore sportivo

Nonostante i problemi di ordine pubblico con i quali le forze armate colombiane combattevano ormai da anni, passando dalla struggente e sanguinosa lotta al narcotraffico, per la sommossa tentata dal movimento rivoluzionario di sinistra contrastato con violenza dalle forze paramilitari di estrema destra, che si protrasse dal dopoguerra toccando poi il suo apice nei decenni ’70, ’80 e ’90, sfociando anche nel celebre omicidio di Andres Escobar, reo di aver siglato un’autorete al Mondiale di Usa ’94 che decise in favore dei padroni di casa la seconda gara del gruppo A e che, probabilmente, fece saltare un grosso giro di scommesse piazzate sui Cafeteros, la CONMEBOL decise ugualmente di affidare l’organizzazione della quarantesima edizione della Copa America al Paese andino. Il clima non era certamente quello adatto per lo svolgimento di una manifestazione sportiva così importante, ma il Governo colombiano garantì la sicurezza. Una sicurezza minata dalla continua violenza che, proprio nel periodo imminente all’inizio della competizione, si riacutizzò in maniera importante. In un primo momento la decisione presa dagli organizzatori fu quella di rimandare la competizione di un anno, sorsero però problemi di coabitazione con la Coppa del Mondo prevista nell’estate del 2002… Argentina e Canada si ritirarono (sostituite da Honduras e Costa Rica), altre federazioni (Brasile e Uruguay) decisero di far partecipare le “seconde squadre” e la candidatura del Venezuela come Paese sostitutivo venne respinta. E così, il 5 luglio 2001, il massimo organo del calcio sudamericano decise di tornare sui propri passi, prendendo il rischio di dare fiducia alla Colombia.

Copa America 2001, il cammino della Colombia

 

I Cafeteros, forse spinti da una voglia che andava oltre le motivazioni sportive, giocarono un torneo perfetto: girone vinto col massimo dei punti, quarti archiviati con un 3-0 al Perù e semifinale vinta agevolmente contro l’Honduras (2-0). I punti di forza della squadra allenata da Francisco Maturana furono l’impenetrabile reparto difensivo (zero reti subite) e la stella del Deportivo Cali Víctor Aristizábal, che trascinò i suoi fino alla finale realizzando 6 reti.

La finale di Bogotá e l’incontenibile gioia di un intero popolo

 

Il 29 luglio 2001 allo Stadio El Campin di Bogotá andò così in scena la finalissima della Copa America. I padroni di casa guidati egregiamente dal capitano e interista Iván Ramiro Córdoba se la dovettero vedere contro il sorprendente Messico di Javier Aguirre. I 44mila del Campin esplosero di gioia al 65’ quando, dopo una pennellata di Iván López dalla trequarti, Córdoba salì in cielo e con una torsione degna del miglior attaccante fulminò il portiere messicano Óscar Pérez. Il risultato non cambiò più: il capitano alzò finalmente al cielo la tanto attesa prima Copa America dei Cafeteros. Un successo storico che ebbe un sapore speciale perché arrivato davanti agli occhi di un popolo distrutto dalla violenza. Una gioia incontenibile, una festa di sport che riuscì a distrarre milioni di persone che da decenni si trovavano coinvolte con continui episodi che minavano la sicurezza di un Paese fantastico. Dalla sanguinosa lotta al narcotraffico, passando per le guerriglie urbane, fino alla vittoria della Copa America: un trionfo doveroso da ricordare.