Il cuoio

Paolo Mazza, icona della Spal e degli anni '60

120 anni fa nasceva lo storico presidente dalla squadra ferrarese: visionario, geniale e sempre alla ricerca di giovani talenti

Una vita legata indissolubilmente alla Spal quella di Paolo Mazza. L’indimenticato oltre che storico presidente, nato il 21 luglio di ben 120 anni fa nella provincia ferrarese, incrocerà per la prima volta il suo destino a quello degli estensi nel 1936, quando ne diventa allenatore in Serie C, mancando la promozione per pochissimo. La ritroverà tre anni dopo, nel ’39, quando per un breve periodo si chiama solamente “Ferrara” e poi nel dopoguerra, prima come direttore sportivo e poi come presidente, per non lasciarla mai più.

Un presidente visionario e lungimirante

Mazza concepisce prima del tempo il valore del calciomercato e delle strutture di allenamento: la Spal ha un suo centro quando lInter che sta per diventare Grande ancora si sposta qua e là per Milano. Mazza lancia la carriera di Fabio Capello, che a Ferrara conosce sua moglie. Per la promessa fatta al presidente rinuncia al Milan, nonostante Gipo Viani gli avesse offerto il doppio. Qui incontra uno dei suoi pochi amici veri nel mondo del calcio, Edy Reja. In quegli anni, dalla provinciale doro del calcio italiano passano Osvaldo Bagnoli, Fulvio Nesti (125 presenze nellInter), Adolfo Gori (179 nella Juventus), Saul Malatrasi (Fiorentina, Roma, Inter, Milan). Ma anche Egisto Pandolfini, Ottavio Bugatti che arriverà in Nazionale, Albertino Bigon e Gigi Delneri. La Spal era Paolo Mazza, che sarà insieme a Giovanni Ferrari responsabile della commissione tecnica alla guida dellItalia ai Mondiali del Cile nel 1962. È nella sua camera che si decide il cambio di formazione, per la partita contro i padroni di casa poi tristemente nota come la Battaglia di Santiago, rispetto al pareggio contro la Germania Ovest.

Gli ultimi anni, le dimissioni e lo stadio

Tra gli anni ’60 e ’70 la Spal fa la spola tra Serie A e serie cadetta, finendo a volte anche in C. Nonostante la dimensione provinciale, la società sotto la guida di Mazza continua nella sua splendida tradizione di lanciare giovani promesse: da Luigi Delneri a Sergio Domini passando per Giuliano Musiello, la squadra ferrarese continua ad essere una fucina di talenti. Nel 1976, con la Spal che galleggia da qualche stagione in Serie B, Paolo Mazza viene di fatto allontanato dalla società, e costretto in maniera davvero poco elegante alle dimissioni. Muore il 31 dicembre del 1981, e di lì a qualche mese, gli viene intitolato lo stadio di Ferrara, rendendo il giusto omaggio ad un uomo che può essere ricordato senza iperboli come uno dei più importanti del nostro calcio.