Il cuoio

Quelle estati prima dei trionfi: i ritiri della Lazio negli anni '90

Zoff, Zeman ed Eriksson in panchina, passando dagli "scherzetti" di Gascoigne all'arrivo dei grandi campioni che hanno scritto la storia biancoceleste

Gli anni ’90 per la Lazio rappresentano la rinascita, l’apertura di un percorso storico-societario che si pone come il più vivido e fiorente della storia della società capitolina. I sogni dei tifosi iniziano come ogni anno dal ritiro estivo: qui si pongono le basi per l’avvenire, si creano i giusti presupposti per qualcosa di grande.

Con Calleri

Il primo ritiro del decennio, subito dopo i Mondiali italiani, è il quinto della presidenza Calleri. La Lazio beneficia del fresco della Svizzera, recandosi a Macolin nel cantone tedesco. C’è Dino Zoff in panchina e un Kalle Riedle in più per far sognare i tifosi e far coppia con “El Principito” Ruben Sosa. Dalla Svizzera all’Austria nel ’91, anno in cui Calleri acquista il fuoriclasse Paul Gascoigne. Il ginocchio dell’esuberante centrocampista inglese però fa crack durante la finale di FA Cup 1991. Il presidente mantiene comunque la promessa, formalizza l’operazione di mercato e, nell’attendere Gazza (che non potrà giocare per un anno), regala a Zoff un altro giocatore di talento che può intendersi alla perfezione con il connazionale Riedle: Thomas Doll. L’annata 1991-92 è anonima dal punto di vista dei risultati ma segna l’avverarsi di un cambiamento epocale nei vertici societari: la proprietà passa nelle mani di Sergio Cragnotti.

La nuova proprietà

Nel primo raduno del nuovo presidente si vede finalmente Paul Gascoigne. Prima Norcia e poi ancora Seefeld in Austria, sono il teatro degli “scherzetti” di Gazza e, insieme alla simpatia dell’inglese, portano un’altra grande novità: l’arrivo di Giuseppe Signori, uno che a Roma verrà incoronato “Re”. Nel ’93 si torna per il terzo anno consecutivo sui verdi prati del Tirolo. Verdi come il futuro di Marco Di Vaio, ma soprattutto di Alessandro Nesta, i due baby classe ’76 aggregati alla prima squadra. L’estate della bruciante sconfitta dell’Italia a Usa ’94, vede i biancocelesti passare tutto il ritiro ad Abtwil in Svizzera. L’Hotel Satispark ospita la squadra dal 19 luglio al 12 agosto, con i reduci italiani del Mondiale (Marchegiani, Signori e Casiraghi), aggregati al gruppo dal primo agosto. È il primo anno dei gradoni di Zeman, qui il tecnico ritrova Signori, esploso con lui a Foggia. Col boemo la Lazio vola e, dopo il secondo posto in campionato, in vista del torneo 1995-96, decide di ritirarsi in Estremo Oriente, A Kiroro, in Giappone. Il raduno si conclude poi a Roccaraso, in Abruzzo. Nel ’96 la squadra parte per la località termale Frantiskovy Lazne, in Repubblica Ceca. Curioso pensare che è proprio questo l’anno in cui arriva un giovane ceco che sarà di fondamentale importanza per tutti i successi che verranno: Pavel Nedved.

L'era Eriksson

L’anno seguente il raduno viene svolto a Vigo di Fassa sotto gli ordini del nuovo allenatore Eriksson, con la squadra che si prepara a entrare prepotentemente tra le grandi del calcio italiano e con lo svedese che può contare su Roberto Mancini, una sorta di vice in campo. La freschezza dei monti del Trentino ospita la Lazio anche nell’estate 1998. I biancocelesti devono preparare una stagione impegnativa: dopo aver vinto la Coppa Italia e quindi aver riportato un trofeo in bacheca a 24 anni dallo scudetto 1974, la Lazio si appresta a giocare la Supercoppa contro la Juve e a disputare l’ultima edizione della Coppa delle Coppe, oltre che a recitare un ruolo da protagonista in Serie A. Per questo Cragnotti regala a Eriksson dei calciatori importanti, tra cui due campioni come Salas e Vieri, tra i migliori attaccanti nel Mondiale di Francia da poco concluso. L’ultimo ritiro del vecchio millennio vede una squadra stellare, regina di coppe in seguito ai trionfi in Supercoppa e in Coppa delle Coppe, che si prepara tra il mare della Sardegna, la freschezza della Svezia e la confortevole Fiuggi. È una Lazio consapevole che le vittorie conseguite possano portare a qualcosa di ben più grande. Capitan Nesta guida un gruppo che trionferà nella Supercoppa Europea, in campionato e Coppa Italia.

L'aneddoto: quando Zoff nascose Gazza ai tifosi

Estate 1993, Manzini e Bartolini si recano all’aeroporto per prendere Gazza di ritorno dalle vacanze. Vista la particolarità del personaggio la preoccupazione dei due e dell’allenatore Zoff è tanta. Un soggetto come Gascoigne potrebbe arrivare in qualsiasi condizione. A Fiumicino i due guardano degli obesi che si aggirano agli arrivi: «Immagina se Paul si dovesse presentare così». A un certo punto Manzini punta una figura “ingombrante” in lontananza ed esclama: «Pensa se fosse Gazza». Neanche fa in tempo a finire la frase che quella “figura” sorride e alza la mano per salutare. L’inglese è tornato dalle vacanze con un peso di 89 chili: ne pesava 73 prima di partire. A rendere ancora più bizzarro il suo aspetto, c’è un lungo codino. La preoccupante forma fisica costringe Zoff a nasconderlo ai tifosi per una decina di giorni in cui viene messo a dieta ferrea per poi essere presentato con un peso di 79 kg. Tutti notano quanto sia ingrassato: pensate se l’avessero visto all’arrivo in aeroporto.