Spillo Altobelli ricorda il suo Italia-Svizzera del 1986 e non solo

Spillo Altobelli ricorda il suo Italia-Svizzera del 1986 e non solo

Intervista esclusiva all'ex azzurro che segnò una doppietta nella sfida delle qualificazioni a Euro 88: "Punimmo gli elvetici, iniziò una grande era"

Francesco Balzani/Redazione Edipress

16 giugno

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Bandiera interista e sesto marcatore di sempre della storia della Nazionale insieme a Inzaghi e Baloncieri. Avete già intuito: stiamo parlando di Alessandro Altobelli, per tutti Spillo. Colpa, anzi merito, del suo fisico esile e gracilino agli esordi. Con il passare degli anni però Altobelli diventa uno dei più forti attaccanti europei, un centravanti completo. Un personaggio e un’icona. Che ha fatto la storia pure in Nazionale: con il gol del 3-1 alla Germania nel 1982 ovviamente. Ma non solo. Nel 1986, infatti, Altobelli è il miglior giocatore per distacco al Mondiale messicano e qualche mese dopo segna una doppietta decisiva nelle qualificazione ad Euro 1988. Spillo racconterà sulla Rai Italia-Svizzera di stasera. Ma la sua sfida agli elvetici l’ha già vinta. 

Arriva Italia-Svizzera, e a tanti riviene in mente la sua doppietta che aiutò gli azzurri a qualificarsi nel 1988. Che ricordi ha di quella serata? 

«La ricordo perfettamente, l’abbiamo giocata molto bene. Ho segnato due gol ma devo ringraziare Vialli e tutti gli altri ragazzi che erano appena arrivati in Nazionale. Era la prima partita delle qualificazione europee, giocavamo a Milano, quindi nel mio stadio. Ricordo che segnai il momentaneo 2-1 di rovesciata praticamente da terra, poi ho allungato il tris su rigore. Eravamo una squadra particolare: c’era tutta l’Under 21 di Vicini con Mancini, Vialli, Maldini e gli altri. Si stava formando un’altra grande Nazionale». 

Qualche mese prima il Mondiale messicano. Proprio una sua doppietta ha evitato una nuova Corea. Ma in generale a 31 anni ha tenuto in piedi l’Italia fino agli ottavi. Non tutti avevano quella fame? 

«Considera che l’Italia ha segnato 5 gol quel Mondiale, li ho fatti tutti io. Era un’Italia mista tra quella che aveva già vinto nel 1982 e i prodotti dell’Under 21 che si stavano affacciando al grande calcio. Forse questo ha pesato». 

Due anni dopo l’Europeo, vi è mancato tanto così... 

«Guarda io volevo lasciare la Nazionale dopo il 1986, Vicini mi chiese di restare e io lo devo ringraziare. Ero tra i più vecchi ma tutti mi prendevano come esempio e abbiamo fatto insieme un ottimo percorso. In semifinale siamo stati sconfitti dall’Unione Sovietica, ma è stato un grande Europeo in cui abbiamo battuto la Spagna, la Danimarca e pareggiato con la Germania. Di solito si dice che l’Italia non gioca bene gli Europei. Io però ne ho disputati due e sono arrivato due volte tra i primi quattro». 

Nel 1980 pure tanta sfortuna. 

«Contro il Belgio non ci hanno dato due rigori, meritavamo noi la finale di Roma senza dubbio. Sarebbe bastato un gol per vincere il girone. Poi nella finale per il terzo posto a Napoli abbiamo perso ai rigori 9-8 con la Cecoslovacchia. Più sfortunati di così». 

Parlando di gol ovviamente quello che tutti ricordano è quello del 1982, a distanza di anni che effetto le fa rivederlo? 

«È sempre una grande emozione e poi in quel momento nemmeno avevo capito di aver segnato. C’era una tale confusione! Quel gruppo resta unico nella storia». 

Gli italiani hanno poi rivinto il mondiale del 2006, ma quasi tutti sono più affezionati alla sua di Nazionale. Come mai?

«Probabilmente perché abbiamo sconfitto le Nazionali più forti del mondo. Abbiamo eliminato il Brasile di Zico e Falcao, la Polonia di Boniek, l’Argentina di Maradona e poi la Germania di Rummenigge e Breitner. Si parla del top del top e non era mai capitato. All’epoca c’era più talento, oggi si punta più su altri parametri». 

Due grandi personaggi che non ci sono più: Paolo Rossi e Enzo Bearzot. Chi erano per Altobelli? 

«Paolo era un amico e una persona perbene che ti trasmetteva sempre positività. Avevamo sintonia fuori e dentro il campo. Bearzot è stato un maestro, un uomo insuperabile per come sapeva costruire e gestire un gruppo».

Il difensore più tosto che ha affrontato? 

«In area di rigore Sergio Brio, sapeva picchiarti il giusto. Fuori senza dubbio Vierchowood, non si fermava mai». 

Lei è stato il prototipo dell’attaccante completo. Oggi si rivede in qualcuno? 

«Onestamente no, poi non tocca a me. Posso dire che non c’era qualcosa in cui ero mediocre: calciavo con entrambi i piedi, ero forte di testa, rapido e avevo buona tecnica. Non mi sentivo migliore di altri ma sapevo pure che nessuno era più forte di me». 

Questa Italia può farcela? 

«Ho visto un gruppo molto simile al nostro. Ero già convinto prima, dopo la gara con la Turchia lo sono ancora di più. È una Nazionale che gioca sempre per vincere, piacevole da vedere. Può dire la sua».

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