Il cuoio

Croazia, in Inghilterra nel 1996 la prima partecipazione all'Europeo

La Nazionale balcanica ha stupito il mondo dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Jugoslavia: sfiorò la finale al debutto nella competizione

La scissione dalla Jugoslavia, di cui la Croazia faceva parte con Serbia, Montenegro, Slovenia, Bosnia e Macedonia, ha regalato agli amanti del calcio una squadra in grado di deliziare le platee con un mix di colpi di classe e agonismo impressionanti. In quegli anni i Balcani erano pieni zeppi di talenti pronti alla ribalta, la Nazionale croata annoverava tra le proprie fila potenziali astri nascenti e giocatori preparati a palcoscenici di alto livello.

Talenti

Nonostante per la Fifa fosse una selezione neonata, i ragazzi in maglia a scacchi biancorossa venivano considerati come uno tra i team più completi a livello internazionale. Da settembre 1994 i balcanici iniziano a imboccare la via che porta agli Europei inglesi del ’96, potendo contare su assi del calibro del milanista Zvonimir Boban e il “re del dribbling” Prosinecki. Alla corte di Miroslav Blazevic ci sono anche Jarni, Bilic, Asanovic, Stanic, Simic e la punta di diamante Davor Suker. Molti di questi giocatori erano già noti, visto il trionfo nel Mondiale U20 del 1987 e la partecipazione alla competizione iridata del 1990 con la casacca della Jugoslavia. La Croazia vince il girone di qualificazione mettendosi alle spalle anche l’Italia di Arrigo Sacchi, fresca seconda dei Mondiali Usa ‘94 dopo la dolente sconfitta ai rigori contro il Brasile.

La Croazia a Euro '96

Tutta la nazione è pronta a vedere i propri pupilli nella spedizione britannica, anche se il girone sorteggiato appare abbastanza proibitivo. A far compagnia ai biancorossi ci sono la Danimarca, che detiene lo scettro di vincitrice dell’ultima edizione nel ’92, il Portogallo di un giovane Figo e la sempre ostica Turchia. La prima partita della storia croata in una massima competizione europea si disputa a Nottingham contro i turchi. È una gara tesa, dove i ragazzi di Blazevic non riescono a imporsi con la loro classe, che è cristallina da centrocampo in su. Dopo parecchie occasioni sprecate è una vecchia conoscenza della Serie A, il padovano Goran Vlaovic, a siglare all’86’ l’1-0 croato scartando il portiere avversario e insaccando sull’assist al bacio di Asanovic. La Turchia di Terim è battuta, e per la Croazia arrivano i primi storici 3 punti all’Eu- ropeo. Qualificazione in tasca con i punti che raddoppiano al termine della seconda partita: un secco 3-0 sui campioni uscenti danesi rende lampante la forza dei croati. Stavolta, a mettersi in mostra come vero e proprio mattatore del match, è la punta del Siviglia Davor Suker con 2 reti e un assist per Zvone Boban, che deve solo spingere il pallone oltre la linea. La terza marcatura, uno scavetto mancino a Schmeichel, è una perla di rara bellezza che l’attaccante di Osijek lascia agli annali del gioco. Complice anche un lieve ma rivedibile turnover, gli uomini in maglia a scacchi crollano contro il Portogallo e regalano il primo posto nel girone ai lusitani. I portoghesi, orchestrati da Antonio Oliveira, vincono per 3-0: ad aprire le danze è il neoacquisto del Barcellona Luis Figo. Nemmeno il tempo di metabolizzare la sconfitta che per la Croazia arriva l’ora dell’appuntamento con la storia: a contendersi un posto per la semifinale è la Germania del futuro Pallone d’Oro Matthias Sammer, arena della battaglia l’Old Trafford di Manchester. I croati, dopo un buon inizio, subiscono il vantaggio teutonico con Klinsmann, che trasforma il rigore dell’1-0. A nulla servirà il pareggio del solito “Sukerman”, ribaltato proprio da Sammer con la Germania in superiorità numerica, vista l’espulsione di Stimac. Davor si carica la squadra sulle spalle ma fallisce l’occasione del pareggio: sono i tedeschi ad approdare alla semifinale dell’ambito trofeo che poi si porteranno a casa. È una partita dove i ragazzi di Blazevic mostrano al mondo dei calciofili di saper tenere testa anche a chi fa parte dell’Olimpo dei migliori. Ieri come oggi, però, senza riuscire ad avere tutto quello che serve per trionfare.