Il cuoio

Xavi, il miglior giocatore dell'Europeo 2008 vinto dalla Spagna

Il profilo dell'ex Barcellona: dalla consacrazione con Rijkaard e Guardiola al successo con le Furie Rosse quando fu votato MVP del torneo

Nel calcio dei superatleti e dei colossi, Xavier Hernández non sembrava poter trovare grande spazio. E invece Xavi, come è sempre stato chiamato, ha avuto un impatto strabiliante, risultando uno dei migliori centrocampisti della storia. Forse proprio per quelle sue caratteristiche così diverse da tutti gli altri, che gli sono valse titoli a profusione con la Spagna e il Barcellona e nello specifico il premio di miglior giocatore dell’Europeo 2008, il primo trofeo conquistato dalla “Generazione d’oro” delle Furie Rosse. 

Un giocatore unico

Un metro e settanta, forse anche meno, ma quanta sapienza in quei piedi, l’incarnazione stessa di quel “tiki-taka”, di quella ricerca ossessiva del fraseggio con i compagni, che ha segnato un’epoca. Lui, assieme al “gemello diverso” Andrés Iniesta, l’uomo del gol nella finale del Mondiale, centrocampisti cerebrali e dalla straordinaria tecnica individuale: talmente inscindibili che si scambiavano i numeri di maglia tra Barcellona e Nazionale (Xavi aveva il 6 in blaugrana e l’8 con le Furie Rosse, mentre per Iniesta valeva il contrario) e quasi nessuno se ne rendeva conto. Risalire il campo passaggio dopo passaggio, anche centinaia in una sola partita e sempre senza sbagliarne nessuno, praticamente; un “torello” infinito con il piccolo catalano come perno, a decidere quando e come accendere il motore. Non uno alla Pirlo, ecco, capace con un lancio di pescare un compagno a decine di metri di distanza, ma più attento ai dettagli e alle cuciture. 

La consacrazione con Rijkaard e Guardiola

Debuttante con Van Gaal, Xavi è diventato grande prima con Rijkaard e soprattutto con Guardiola, di cui è stato l’erede in campo sia quando Pep si è ritirato che dopo, quando si è seduto in panchina. Fino a quel 2008, in realtà, pochi successi e più delusioni che altro per il centrocampista catalano: l’infortunio che gli aveva impedito di giocare la finale di Champions vinta contro l’Arsenal nel 2006, più i vari flop con la Nazionale, data sempre tra le favorite in qualsiasi torneo e sempre a tradire le aspettative. Nel 2008, però, la Spagna è troppo più forte rispetto alla concorrenza, la congiunzione astrale è quantomai favorevole. Le punte di diamante sono Torres e Villa, ma l’architetto di quell’impalcatura imbattibile è Xavi. Suo il merito di sbloccare la semifinale contro la Russia, al termine di un’azione di purissimo “tiki-taka” iniziata proprio da lui: passaggio dopo passaggio, l’ultimo è dell’amico Iniesta, cross al centro per il catalano che al volo la butta in rete. Finirà 3-0 con i timbri anche di Güiza e Silva. In finale, poi, gli basta un filtrante di dieci metri, in profondità, sulla corsa di Fernando Torres che aggira Lahm e beffa Lehmann in uscita. Gol e assist tra semifinale e finale, in maniera semplice: il migliore di quell’Europeo vinto dalla Spagna.