Maracanà, storia e mito di uno stadio da leggenda

Maracanà, storia e mito di uno stadio da leggenda

Qui il Brasile ha perso il Mondiale 1950 contro l'Uruguay in quello che è ricordato come il “Maracanazo” e Pelé vi segno “O Milesimo” il 19 novembre 1969

Vincenzo Lo Presti/Edipress

14 maggio

  • Link copiato

L’Estádio Jornalista Mário Filho, al secolo Maracanà, è uno degli impianti sportivi più grandi al mondo, teatro di alcuni eventi entrati di diritto nella storia del calcio. Iniziato a costruire nel 1948 per ospitare i Mondiali del 1950, i primi dopo lo stop per la Seconda Guerra Mondiale, originariamente prevedeva una capienza tra i 140mila e i 160mila spettatori, ma dopo le ristrutturazioni che richiedevano solo posti a sedere, questa si è ridotta a 92mila fino agli attuali 78.838 dopo l’ultima riqualificazione risalente al 2013. Per finanziarne l’edificazione vennero venduti anticipatamente 20mila abbonamenti nei posti coperti del primo anello (le cosiddette “cadeiras perpetuas”), permettendo così ai finanziatori di acquisire il diritto di assistere gratuitamente a tutte le partite che vi si giocano (comprese quelle della nazionale brasiliana) per 100 anni, fino al 16 giugno 2050. Sì, perché la gara inaugurale si disputò il 16 giugno 1950, quando una rappresentativa della selezione paulista e una di quella carioca si affrontarono in amichevole, con Didi, futuro campione del mondo con la nazionale verdeoro nel 1958 e nel 1962, all’epoca alla Fluminense, che segnò il primo gol nel nuovo impianto.

La “Tragedia del Maracanazo”

Appena un mese dopo, però, su quel prato verde si consumò uno dei più grandi drammi della storia del calcio, la finale mondiale tra Brasile e Uruguay passata alla storia come il “Maracanazo”. Il 16 luglio 1950, alla selezione di Flavio Costa basta un pareggio per laurearsi campione e quando Friaca sblocca la gara a inizio ripresa sembra tutto fatto. Il popolo brasiliano, però, non sa ancora così gli riserverà il fato nei minuti restanti. Al 66’ pareggia Schiaffino, poi la ribalta Ghiggia. La Celeste vince la seconda Coppa Rimet della sua storia, il Brasile e i suoi tifosi sono sotto choc.

Di quel pomeriggio il popolo brasiliano ha maledetto tutto: dalla maglia bianca, che è stata abolita e sostituita dalla ormai tradizionale verdeoro, alla data, evitata in ogni modo. E poi i calciatori, su tutti Moacir Barbosa, “il portiere morto due volte”, costretto a un’esistenza segnata dall’errore sul secondo gol dell’Uruguay. Una vera e propria tragedia che trascende lo sport per entrare nella cultura di massa, fino ad assurgere al rango di lutto imperituro per il Brasile e il suo popolo. Eduardo Galeano, una delle personalità più autorevoli e stimate della letteratura latinoamericana, ricordando quel giorno a distanza di anni dirà: “Il Maracanà continua a piangere per la sconfitta brasiliana nel Mondiale del 1950”.

Pelé segna “O Milesimo” al Maracanà

Sono passati quasi 20 anni da quel pomeriggio d’estate quando, il 19 novembre 1969, mentre in Italia viene assassinato il giovane agente di polizia Antonio Annarumma, vittima degli scontri di via Larga, a Milano, e l’uomo raggiunge la Luna per la seconda volta nella storia, in quello stesso stadio Edson Arantes do Nascimento, meglio noto come Pelé, batte su rigore El Gato Andrada mettendo a segno “O Milesimo” e prendendosi le prime pagine dei quotidiani brasiliani che all’indomani aprono così: “Luna, già vista. Pelé, mai visto”.

Oltre il calcio

Il Maracanà ha fatto da cornice anche a eventi extra calcio: ha ospitato per tre volte la messa di Papa Giovanni Paolo II durante le sue visite in Brasile tra il 1980 e il 1997, oltre a essere stato il palco a cielo aperto dei più grandi artisti della scena musicale mondiale. Qui si sono esibiti Frank Sinatra, Tina Turner, Paul McCartney, Julio Iglesias, i Kiss, Sting, i Rolling Stones, i Rush e Madonna.

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi

  • Link copiato

Commenti