Ascari e la prima vittoria Ferrari a Monza in F1

Il 16 Settembre 1951 Alberto Ascari conquista il Gp d’Italia davanti al compagno di squadra Gonzalez, regalando alla Ferrari il primo successo a Monza valido per il Mondiale di Formula 1, ma anche la prima doppietta nella massima serie motoristica
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Ascari e la prima vittoria Ferrari a Monza in F1
© Tom Hartley Jnr

Rüdiger Franz Gaetano HerberholdRüdiger Franz Gaetano Herberhold

Pubblicato il 1 settembre 2026, 15:14

Un successo dal sapore speciale. La vittoria di Alberto Ascari ottenuta il 16 Settembre 1951 a Monza al termine del Gp d’Italia viene ancora oggi ricordata non solo perché si tratta del primo successo della Ferrari sul suolo italiano in una gara valida per il Mondiale di Formula 1 (dopo quello ottenuto dallo stesso pilota milanese l’11 Settembre 1949, quando però la massima serie motoristica non esisteva ancora), ma sopratutto perché (complice anche il secondo posto del compagno di squadra Jose Froilan Gonzalez) determina la prima doppietta della scuderia di Maranello in Formula 1.

La stagione 1951 fino a quel momento aveva regalato non poche soddisfazioni alla Ferrari, che (dopo l’esordio avvenuto l’anno precedente) era riuscita a cogliere il 14 Luglio la sua prima vittoria in Formula 1 con Jose Froilan Gonzalez nel Gp di Gran Bretagna (corso sull’iconico circuito di Silverstone), a cui poi era seguito il 29 Luglio il successo di Alberto Ascari (il primo del pilota milanese nella massima serie motoristica) nel Gp di Germania, disputato sul circuito del Nürburgring.

© Stellantis Heritage

La lotta per il titolo mondiale non è solo un duello tutto italiano tra Alfa Romeo e Ferrari, ma è una vera e propria sfida tra due differenti concezioni motoristiche: se la casa del Biscione sia sulla Alfa 158 (vincitrice del titolo mondiale nel 1950 con al volante Nino Farina) che sulla Alfa 159 (vincitrice delle prime gare stagionali in Svizzera con Fangio, in Belgio con Farina e in Francia con il duo Fagioli/Fangio) aveva continuato a puntare sul motore turbocompresso (sopra raffigurato) di 1500 cc di cilindrata, la scuderia di Maranello (come possiamo vedere nella foto sotto pubblicata) aveva sposato i motori aspirati di 4500 cc di cilindrata (per la precisione 4493 cm³) sviluppandoli prima sulla 275 F1, poi sulla 340 F1, e infine completando lo sviluppo sulla 375 F1 (sotto raffigurata e progettata al pari delle due monoposto precedenti sopracitate da Aurelio Lampredi), con una potenza massima passata dai 330 CV a 7000 gir/min della 340 F1 ai 380 CV a 7500 gir/min della 375 F1, e con in più il vantaggio di un minor consumo di carburante rispetto al motore turbocompresso montato sull’Alfa Romeo. 

© Tom Hartley Jnr

A due gare dal termine (Gp d’Italia a Monza e Gp di Spagna a Pedralbes) la Classifica del Mondiale vede Juan Manuel Fangio (Alfa Romeo) in testa con 28 punti, seguito da Alberto Ascari (Ferrari) con 17 punti, e da Nino Farina (Alfa Romeo), Jose Froilan Gonzalez (Ferrari) e Luigi Villoresi (Ferrari) con 15 punti.
Visto e considerato che ai fini del Mondiale valevano solo i quattro migliori risultati conseguiti all’interno del campionato, che solo i primi cinque classificati andavano a punti (8 punti al vincitore, 6 punti al secondo, 4 punti al terzo, 3 punti al quarto e 2 punti al quinto), che un punto supplementare spetta all’autore del giro più veloce in gara, e che in caso di una vettura condivisa il punteggio veniva diviso a metà tra i due piloti, ne consegue che per poter già conquistare il titolo mondiale a Monza con un Gp di anticipo Fangio deve assolutamente vincere la gara.

Le Qualifiche del Gp d’Italia  sembrano andare nella direzione del pilota argentino dell’Alfa Romeo, con Fangio che non a caso conquista la pole position (1’53”2) precedendo il compagno di squadra Farina (1’53”9), le quattro Ferrari di Ascari (1’55”1), Gonzalez (1’55”9), Villoresi (1’57”9), e Taruffi (1’58”2) e l’Alfa Romeo di Bonetto (1’58”3), qualificatosi in settima posizione. 80 i giri previsti, su una distanza finale di 504 Km (6.3 Km per ciascun giro).

© Tom Hartley Jnr

Favorite per la vittoria sono chiaramente Alfa Romeo e Ferrari, con la scuderia di Maranello che a differenza delle vittoriose gare di campionato in Gran Bretagna e Germania ha deciso di montare su tutte e quattro le 375 F1 (sopra raffigurata possiamo vedere la monoposto guidata da Ascari, acquisita negli anni da Bernie Ecclestone e affidata nel Dicembre 2024 alla casa d'aste specializzata Tom Hartley Jnr per la successiva vendita tramite trattativa privata) le gomme Pirelli, al pari delle Alfa 159.

Al via della gara è Farina (Alfa Romeo) a prendere la testa della corsa, seguito da Gonzalez (Ferrari) e da Fangio (Alfa Romeo), ma già al termine del primo giro è il campione argentino dell’Alfa a mettersi davanti a tutti, con Ascari (Ferrari) in seconda posizione, seguito da Farina (Alfa Romeo), Gonzalez (Ferrari), Bonetto (Alfa), Villoresi e Taruffi (Ferrari).

Nel corso del terzo giro è Ascari a prendere la testa della corsa superando Fangio, con Gonzalez nel frattempo salito in terza posizione e seguito da Villoresi (Ferrari), Bonetto (Alfa) e Taruffi (Ferrari). In difficoltà è Farina a causa di un problema al motore, che lo porta nel corso del quinto giro a fermarsi ai box per una lunga sosta che durerà per ben sei minuti, al termine della quale il pilota torinese proverà a tornare in pista, salvo poi ritirarsi nel corso del decimo giro. Come vedremo, sarà solo un ritiro provvisorio.

Tornando alle posizioni di testa, il duello per la vittoria sembra essere tra Fangio ed Ascari ed è caratterizzato da sorpassi e controsorpassi, che vedono nel corso del sesto giro il pilota argentino tornare in testa, salvo poi essere controsorpassato nella tornata successiva da Ascari, con Fangio a sua volta abile a tornare in testa nel corso dell’ottavo giro. 

La classifica nel corso del decimo giro vede l’Alfa Romeo di Fangio in testa con rispettivamente 13 e 35 secondi di vantaggio sulle Ferrari di Ascari (secondo) e Gonzalez (terzo).
In questa fase cominciano i primi cambi gomme, con Trintignant (Simca-Gordini) che si ferma per cambiare una gomma, imitato da Villoresi (Ferrari) che cambia la posteriore destra. Nel corso del 14°giro Fangio decide di cambiare le gomme, ma al momento di fermarsi ai box scoppia la gomma anteriore sinistra, ormai senza più battistrada, e nel cambio finisce per perdere 48 secondi. Ascari è così al comando della gara, con Gonzalez in seconda posizione, con un distacco tra i due che le cronache dell’epoca quantificano in circa 15 secondi nel corso del 20°giro.  In terza posizione troviamo l’Alfa di Fangio, staccato di 1’14” dalla vetta, seguito da Villoresi (quarto a 1’18 dalla vetta dopo essersi fermato nel corso del 15°giro per cambiare una gomma posteriore) e dall’Alfa di Bonetto, quinto a 1’22 da Ascari.

Nel corso del 29°giro Bonetto si ferma ai box per fare rifornimento e cambiare una gomma, ma durante la sosta viene invitato a lasciare la sua monoposto a Farina, che torna così in gara, andando nei giri immediatamente successivi a duellare con Villoresi, superandolo.

Nel corso del 35°giro è la volta di Ascari fermarsi ai box per fare rifornimento e cambiare le gomme, ma durante la sosta (a causa della concitazione del momento) il bocchettone della benzina fuoriesce dal serbatoio inzuppando meccanici, commissari, nonché lo stesso pilota, che non curante del pericolo, torna in pista mantenendo la testa della corsa, e dando alla stessa un ritmo insostenibile per gli avversari. A cominciare da Fangio (terzo a 1”44 da Ascari e a 22” dal secondo posto di Gonzalez) che nel corso del 38°giro deve alzare definitivamente bandiera bianca, a causa di un problema al motore che lo obbliga a tornare ai box, e a ritirarsi.

In un’autentica cavalcata Ferrari  (che vede nel corso del 50°giro Ascari in testa con 1’36 di vantaggio sul compagno di squadra Gonzalez) l’unico che potrebbe tenere alta la bandiera dell’Alfa Romeo è Nino Farina (terzo con un gap di circa due minuti da colmare nei confronti di Ascari), ma il campione torinese (dopo essersi fermato nel corso del 55°giro a fare rifornimento) è costretto cinque giri dopo a rifornire nuovamente in quanto il serbatoio della sua macchina perde carburante, come ci raccontano le cronache dell’epoca.

Ascari (una volta sostituite prudenzialmente le gomme al pari di Villoresi) di fatto ha il controllo totale della gara, e può così aggiudicarsi il Gp d’Italia con 44”6 di vantaggio sul compagno di squadra Jose Froilan Gonzalez, e con un giro di vantaggio sull’Alfa Romeo di Luigi Bonetto/Nino Farina. In quarta e quinta posizione le Ferrari di Villoresi e di Taruffi, staccate rispettivamente di uno e di due giri da Ascari. Per la scuderia di Maranello si tratta non solo della prima vittoria a Monza in una gara valida per il Mondiale di Formula 1, ma anche della prima doppietta della sua storia nella massima serie motoristica.

Così la Settimana INCOM 00645 del 18 Settembre 1951 ricostruisce il Gp d’Italia partendo dalla gara delle vetturette, per poi soffermarsi (dal minuto 3:52) sulla gara di Formula 1 vinta da Ascari.

La vittoria del Gp d’Italia consente al pilota milanese di potersi rilanciare nella lotta per il titolo, con la Classifica Piloti che vede Fangio sempre in testa con 27 punti, seguito da Ascari a quota 25, e da Gonzalez a quota 21.
Decisiva diventa così l’ultima gara di campionato (il Gp di Spagna) a Pedralbes, che alla fine vedrà la conquista del titolo ad opera di Fangio, con la Ferrari che sbaglierà purtroppo la scelta delle gomme.

I tempi, però, di un titolo mondiale ad opera della scuderia di Maranello sono però sempre più vicini, e non a caso nel 1952 e nel 1953 sarà Ascari a fare suo il titolo piloti, in un biennio che vedrà la Formula 1 scendere in pista per il Mondiale con le vetturette di Formula 2. Ma questa, come scriverebbe Michael Ende, è un’altra storia.

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